Adorazione
giovedì 15 settembre 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 15:31:00
in costruzione
Lettera di un prete diventato barbone
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00“ …esco dalla mia baracca mendicante. Sono io, il prete accattone, di cui ti ha parlato suor Teresa, uno di quelli che raccolgono i cartoni e mangiano i rifiuti dei ristoranti. Oggi è giornata di sole e mi sento in vena di scriverti. Sopra la mia testa, sull’autostrada, passano le auto per Ventimiglia. Mi piace starmene al sole di novembre per intiepidirmi le ossa. Sì, mi va di scriverti, anche se ti farò del male'.
NON PUNTARE MAI IL DITO
Per quanto discutibile, una scelta del genere, per le motivazioni che l’hanno determinata fa senza dubbio riflettere. E che ciò sia avvenuto lo dimostrano tra l’altro due reazioni di suore, di cui una di clausura.
La tentazione di “puntare il dito” contro gli altri, soprattutto quando i loro comportamenti e le loro scelte non coincidono con i nostri criteri, è sempre in agguato in ognuno di noi. Il più delle volte ciò avviene senza conoscere le persone, le loro esperienze, spesso dolorose, e le motivazioni che le hanno spinte a fare certe scelte per quanto anormale. Ma se si ha la pazienza di ascoltare, ci si accorge che al di là di tutto c’è sempre una persona con i suoi problemi, le sue sofferenze e incomprensioni: allora, anziché puntare il dito, in atteggiamento di accusa, per non dire di condanna, sarebbe meglio riconoscere che nessuno ha il diritto di farlo, poiché nessuno è senza colpa, come dice Gesù nel Vangelo, e quindi autorizzato a scagliare per primo la pietra.
Per illustrare meglio il senso di queste affermazioni, riportiamo qui la lettera di un prete che ha scelto di vivere come “barbone”, e le reazioni a questa lettera di due religiose, di cui una claustrale.
DA BARBONE TRA I BARBONI
Ecco anzitutto la lettera del prete barbone.
“ …esco dalla mia baracca mendicante. Sono io, il prete accattone, di cui ti ha parlato suor Teresa, uno di quelli che raccolgono i cartoni e mangiano i rifiuti dei ristoranti.
Oggi è giornata di sole e mi sento in vena di scriverti. Sopra la mia testa, sull’autostrada, passano le auto per Ventimiglia. Mi piace starmene al sole di novembre per intiepidirmi le ossa.
Sì, mi va di scriverti, anche se ti farò del male.
La mia vita di uomo e di sacerdote è stata una vita bruciata velocemente, una vita forse sprecata, forse senza senso. E tu vuoi sapere perché? Me lo domando sovente anch’io, in questa mia “casa” sotto il ponte dell’autostrada, dove ho stabilito la mia fissa dimora tra i cartoni, qualche lamiera, un materasso sulla branda scassata, un bidone di acqua, poche altre cose e solo un libro: “Le confessioni” di un grande sbandato, Sant’Agostino. Me lo domando quando mi alzo e quando vado a dormire su questo materasso. Mi rispondo che la mia vita non ha avuto senso perché nessuno mi ha insegnato ad amare a pieni polmoni. Nessuno mi ha insegnato a spalancare il cuore nel voler bene senza paura. Nessuno mai mi ha detto: lascia spazio ai tuoi sentimenti, non soffocare le tue affettività, bevi la vita a piene sorsate.
Ero un uomo nato per essere equilibrato e libero nell’effetto verso tutti, specialmente verso gli alberi, gli animali, i bambini, i sofferenti. Avevo scelto la vita di sacerdote, per essere maggiormente me stesso nell’amore, un po’ come Dio. Ma i superiori mi dicevano sempre: “Attento figliolo, attento ai sentimenti”.
L’amore era la mia fede, era ciò in cui credevo. Ho provato a voler bene, sinceramente, senza ambiguità, ma non sono stato incoraggiato, non sono stato capito. Ogni volta che esprimevo la mia identità, che comunicavo non solo a parole – ma anche con il colore dei sentimenti – ogni volta che cercavo di instaurare una relazione profonda con altri e con i loro problemi, con gli amici, con le famiglie, mi si diceva: “Attento figliolo”.
Ma attento a che cosa? Non riuscivo a condividere quello strano modo di voler bene, un po’ formale, un po’ mestiere, sempre timoroso, sempre così distaccato. Un voler bene in difesa e con lo scudo imbracciato. Un amore privo di semplicità, di umanità, di immediatezza e di trasparenza.
Ho avuto paura di amare, di inaridire e ho lasciato, con un colpo di testa, ma a mente lucida, ho smesso di fare il viceparroco ed eccomi qua: nel villino del prete accattone, via dei cartoni, numero uno.
Ho deciso di amare i barboni, i mendicanti anche se puzzano e anche se hanno i pidocchi: almeno con loro potrò vivere sentimenti veri. Ho deciso di vivere come loro e di morire come loro, pagando il prezzo dell’amore puro.
Cosa faccio durante il giorno? Vado in cerca dei barboni che stanno peggio di me e sto con la loro solitudine e i loro discorsi pieni di illusioni. Assieme a qualcuno di loro cerco di mangiare – senza però rubare dalle bancarelle – mi metto a raccogliere carta e cartoni per le strade, specialmente durante la notte, quando si spengono le luci delle finestre e ci si sente soli nelle strade diventate nostre e di qualche cane randagio. I pochi soldi che ricavo mi servono per sopravvivere e per regalare ai miei amici qualche sigaretta o un bicchiere di vino.
Molte volte mi domando: “È questa la mia evangelizzazione?”. Non so, mi sembra che Dio sia con me. L’altro giorno avevo fame più del solito e sono andato a chiedere carità dalle suore della scuola materna. Quel “materna” mi incoraggiava, mi ricordava la bontà e la comprensione della mamma. La suora portinaia mi ha squadrato da dietro il cancello poi ha tagliato corto: “La superiora non c’è”.
Ho capito che mi considerava il solito rompiscatole. Mi ha dato comunque un panino, dicendomi che era venerdì e che anche le suore facevano digiuno.
Mi sono chiesto: “ Perché devo fare digiuno anch’io?”. Mentre divoravo il panino, pensavo con dispiacere a quella brutta frase di Voltaire: “Si uniscono senza conoscersi, vivono senza amarsi, muoiono senza compiangersi”. Spero proprio che non sia così.
Mi piace essere accattone. Mi piace perché incontro Dio a ogni passo. Quando la mattina mi ritrovo vivo, nonostante il freddo e l’umido della baracca, quando mi incammino a cercare gli emarginati, lo incontro sempre nelle loro storie, nella loro fede, nelle loro bestemmie.
Vedo Dio quando una bambina mi viene incontro, mandata dalla mamma e mi offre una moneta, e allora mi sento nella pace. Dio l’ho incontrato una notte, quando ho assistito alla morte di un mio amico, sugli scalini del duomo, piangendo, ho affidato a Dio la sua morte e la sua anima. Dopo avergli perdonato tutti i peccati. L’ho incontrato Dio, quando Tonino, l’ubriaco perenne cantava stonato: “Noi vogliam Dio”. In realtà non cantava forse l’unica verità valida per tutti gli uomini?
Mi presenterò a Dio così, come sono, un accattone in cerca di amore, gli tenderò la mano e gli chiederò con semplicità di farmi l’elemosina del suo Paradiso. Forse non avrò la stola, ma avrò la barba lunga e tanta, tanta fame. Sono certo che mi capirà.
Ti capisco, questo forse non è il modo di vivere il mio sacerdozio. Però mi sembra di vivere come Gesù prima che consumasse il sacrificio. Anche lui non diceva Messa quando mangiava con i pubblicani e con le prostitute, eppure era un sacerdote con loro. E credo che facesse così, perché loro, e non i farisei, gli permettevano di vivere il sacerdozio fondamentale che è l’amore, la vita dei sentimenti, che sono sempre grazia.
Ti prego di non mandarmi niente.
Sono un prete accattone, ma non ho bisogno quasi di niente. Vorrei soltanto un regalo. Che mi dicessi se i miei confratelli nel sacerdozio mi amano ancora, se mi pensano, se per loro sono ancora vivo. Se poi non mi vuoi rispondere, non sentirti in imbarazzo caro amico mio”.
ECHI FIN DIETRO ALLA CLAUSURA
La lettera di questo sacerdote ha suscitato una vasta eco. Chi l’ha letta ne ha riportato una profonda impressione, come nel caso di queste due suore. Di cui una di clausura.
La prima a scrive: “Qualche giorno fa ho letto l’esperienza del sacerdote mendicante che vive sotto il ponte dell’autostrada. Ne sono rimasta molto impressionata, ho sofferto per lui e mi piacerebbe tanto che quel sacerdote sapesse che con questa sua lettera ha fatto un gran bene a me e a tante altre persone. Quando lei l’incontrerà, gli dica la mia e nostra comprensione, gli dica della nostra simpatia – e perché no? – del nostro sincero amore.
Come religiosa gli chiedo perdono per quella comunità di religiose della scuola materna, che gli hanno dato severità e indifferenza e quel panino senza cuore…In questi giorni celebro venticinque anni di vita religiosa. La fedeltà di quel sacerdote mendicante mi invita a consacrarmi con maggiore radicalità a Cristo sofferente nel prossimo specialmente nei membri della mia comunità”.
L’altra lettera viene da una suora di clausura e dice così: “Ovunque tu sia, ti raggiunga il mio amore di sorella, come tu hai raggiunto nel silenzio della mia clausura. Sono grata per averci fatto conoscere la tua lettera. Mi è penetrata dentro ed è stata di vantaggio nell’anima mia! Conosco il tuo recapito: via dei cartoni! Non so il tuo nome, ma colui che è sempre con te in quella via mi ha suggerito di chiamarti “Emmanuele”, perché tu hai lo stesso suo volto.
Eccomi a te, Emmanuele, siamo vicini di casa, avendo un recapito comune che nessuno può mandarci via: il “Cuore di Dio”. “All’ombra delle tue ali troviamo rifugio”.
Sappi che non sei solo in via dei cartoni. Se ormai entrato nel cuore di tante, tante sorelle claustrali trasmettendo la tua stupenda lettera.
È stata letta in comunità da una sorella, ha commosso tutte e quella che leggeva non riusciva ad andare avanti. Dio ha raccolto certamente le nostre lacrime, e ti ha guidato con infinita “tenerezza”. Sono certa, che pur vivendo in tanta solitudine e sofferenza, tu stai sperimentando la sua bontà e tenerezza, la sua viva presenza dentro di te.
Ti saluto, Emmanuele, fratello mio! Non so cosa penserai di queste mie righe dai pensieri confusi, disordinati, ma così sono le lettere di chi ama dal di dentro, con un amore che sa di eternità! So però che la leggerai con lo stesso amore con cui te l’ho scritta, dal silenzio della mia cella, e a notte inoltrata. Forse vorrai sapere chi sono: sono figlia di Dio, come te! E, negli anni lontani, una sbandata, come te, come il grande Agostino. E anch’io, come te, quando busserò alla “porta del Regno” stenderò le mani a Colui che ama farsi chiamare il Padre e gli chiederò il suo regno come un’elemosina. Sì, come te e con te, Emmanuele!”
La migliore maestra
mercoledì 14 settembre 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00Nel paese dove insegnava era considerata la maestra più severa della scuola.
Come la maggior parte delle maestre dichiarava sempre di non avere preferenze, ma non era proprio così… in prima fila c’era un’alunna malvestita, poco pulita e piuttosto distratta. La maestra la riprendeva spesso, correggeva con la penna rossa tutti i suoi compiti e li marcava con uno zero.
Un giorno, leggendo il curriculum di quell’alunna, trovò scritto dalla maestra del primo anno: “È un’ottima alunna, studia con impegno e dedizione: è un piacere averla vicino”. La maestra del secondo anno aveva scritto: “È un’eccellente studentessa e si comporta molto bene coi suoi compagni, ma ultimamente appare preoccupata perché sua madre ha una grave malattia”.
Quella del terzo: “La madre dell’alunna è morta, è stato molto duro per lei. Lei cerca di fare molti sforzi, ma la situazione è pesante e difficile. Bisogna trovare il modo di aiutarla”.
La maestra del quarto: “L’alunna rimane spesso indietro rispetto ai suoi compagni e non mostra interesse per lo studio. In classe spesso si addormenta”.
Finalmente l’attuale maestra capì il problema della bambina e ci rimase male per non aver indagato prima sulle cause.
Un giorno, leggendo il curriculum di quell’alunna, trovò scritto dalla maestra del primo anno: “È un’ottima alunna, studia con impegno e dedizione: è un piacere averla vicino”. La maestra del secondo anno aveva scritto: “È un’eccellente studentessa e si comporta molto bene coi suoi compagni, ma ultimamente appare preoccupata perché sua madre ha una grave malattia”.
Quella del terzo: “La madre dell’alunna è morta, è stato molto duro per lei. Lei cerca di fare molti sforzi, ma la situazione è pesante e difficile. Bisogna trovare il modo di aiutarla”.
La maestra del quarto: “L’alunna rimane spesso indietro rispetto ai suoi compagni e non mostra interesse per lo studio. In classe spesso si addormenta”.
Finalmente l’attuale maestra capì il problema della bambina e ci rimase male per non aver indagato prima sulle cause.
Quando arrivò la fine dell’anno scolastico si sentì ancora peggio quando aprì i regali degli alunni.
Quello della bambina orfana era avvolto in un vecchio sacchetto e la maestra provò un enorme imbarazzo quando dovette aprirlo di fronte a tutti.
Trovò una vecchia bottiglietta di profumo, se ne mise due gocce e a quel punto gli alunni scoppiarono in una risata generale.
Alla fine della giornata, prima di uscire, la bambina si rivolse alla maestra: “Signorina, oggi profuma coma profumava la mia mamma”. Da quel giorno la maestra decise di mettere in secondo piano la matematica, la storia e la geografia e si dedicò ad educare i suoi alunni, ponendo particolare attenzione a quelli che presentavano maggiori difficoltà. Quell’anno la bambina orfana fece passi da gigante e divenne una delle alunne migliori.
Tre anni dopo la maestra ricevette una lettera della ex alunna in cui le diceva che era stata una grande maestra.
Poi ne ricevette un’altra dopo cinque anni nella quale le raccontava che si era diplomata col massimo dei voti e che lei era stata una bravissima maestra.
E così fu fino alla laurea, ripetendole sempre che era stata la miglior maestra della sua vita.
Una delle ultime lettere era firmata “Dottoressa”; era l’invito al suo matrimonio. La ragazza desiderava che alla cerimonia, la sua adorata maestra occupasse il posto di sua madre.
Ognuno di noi può essere per gli altri
motivo di speranza e di gioia,
basta saper vedere le necessità dei fratelli,
ma per fare questo occorre
motivo di speranza e di gioia,
basta saper vedere le necessità dei fratelli,
ma per fare questo occorre
saper guardare “oltre” se stessi
e aprire il cuore per accogliere
più che le mani per afferrare…
e aprire il cuore per accogliere
più che le mani per afferrare…
La meravigliosa potenza di Gesù
giovedì 19 maggio 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 09:26:00Quasi sempre non riusciamo mai ad immaginare quanto Gesù ci ama, di come si serve anche di altri tramiti, altre persone per attirarci al Lui, per farci crescere nella fede, per farci comprendere di quanto Lui sia meravigliosamente innamorato di ciascun essere vivente, di ciascun individuo, di ogni suo figlio affidatogli dal Padre e per il quale vuole solamente la sua adesione, che lui, figlio, noi, ci fidiamo totalmente di Lui, che non ci abbandona e ci fa crescere attraverso la fede vissuta di quelle persone che lo testimoniano e gli rendono grazie e lode per le meraviglie che Egli compie. Eccone una testimonianza, operata in una sua figlia amata, in una nostra sorella in cui ci possiamo ritrovare ognuno. Fermiamoci per i prossimi quindici minuti a vedere ed ascoltare questa testimonianza, non lasciamo interferire altre distrazioni e ……. Buona visione. Il Signore Gesù è Grande e degno di ogni lode (per un ascolto più attento e particolare disattivare la musica di sottofondo del blog cliccando sul tasto pause “>II” del riproduttore mini i-pod)
Lezioni dal Santo Curato d'Ars
martedì 10 maggio 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 16:32:00
Nel pieno di questo mese mariano dedicato appunto alla nostra mamma celeste, Maria Vergine, cerchiamo di comprenderne la sua grandezza aiutati da pensieri e scritti che fanno parte dell’immenso patrimonio spirituale lasciatoci da quell’uomo eccezionale che era il Santo Curato d’Ars, Il suo dire spesso tocca l’anima tale da elevarla fino al Creatore come se fosse acqua che scorre nel nostro deserto quotidiano. E chi non ne ha bisogno un po’…………..
Per mostrarvi il potere della preghiera e le grazie che essa vi attira dal cielo, vi dirò che è soltanto con la preghiera che tutti i giusti hanno avuto la fortuna di perseverare. La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla. Così, fate opere buone quanto volete, se non pregate spesso e come si deve, non sarete mai salvati; perché la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio; le fa temere la sua debolezza.
Il cristiano conta per tutto su Dio solo, e niente su se stesso. Sì, è per mezzo della preghiera che tutti i giusti hanno. perseverato... Del resto, ci accorgiamo noi stessi che appena trascuriamo le nostre preghiere, perdiamo subito il gusto delle cose del cielo: pensiamo solo alla terra; e se riprendiamo la preghiera, sentiamo rinascere in noi il pensiero e il desiderio delle cose del cielo. SI, se abbiamo la fortuna di essere nella grazia di Dio, o faremo ricorso alla preghiera, o saremo certi di non perseverare per molto tempo nella via del cielo.
In secondo luogo, diciamo che tutti i peccatori debbono, senza un miracolo straordinario che accade rarissimamente, la loro conversione soltanto alla preghiera. Vedete santa Monica, ciò che fa per chiedere la conversione di suo figlio: ora essa è al piede del suo crocifisso' a pregare e piangere; ora si trova presso persone che sono sagge, per chiedere il soccorso delle loro preghiere. Guardate lo stesso sant'Agostino, quando volle seriamente convertirsi... SI, per quanto fossimo peccatori, se avessimo fatto ricorso alla preghiera e se pregassimo come si deve, saremmo sicuri che il buon Dio ci perdonerebbe.
Ah!, fratelli miei, non meravigliamoci del fatto che il demonio fa tutto ciò che può per farci tralasciare le nostre preghiere, e farcele dire male; è che capisce molto meglio di noi quanto la preghiera è temibile nell'inferno, e che è impossibile che il buon Dio possa rifiutarci ciò che gli chiediamo per mezzo della preghiera...
Non sono né le lunghe né le belle preghiere che il buon Dio guarda, ma quelle che si fanno dal profondo del cuore, con un grande rispetto ed un vero desiderio di piacere a Dio. Eccovene un bell'esempio. Viene riferito nella vita di san Bonaventura, grande dottore della Chiesa, che un religioso assai semplice gli dice: «Padre, io che sono poco istruito, lei pensa che posso pregare il buon Dio e amarLo? ».
San Bonaventura gli dice: «Ah, amico, sono questi principalmente che il buon Dio ama di più e che gli sono più graditi». Questo buon religioso, tutto meravigliato da una notizia così buona, va a mettersi alla porta del monastero, dicendo a tutti quelli che vedeva passare: «Venite, amici, ho una buona notizia da darvi; il dottore Bonaventura m'ha detto che noi altri, anche se ignoranti, possiamo amare il buon Dio quanto i dotti. Quale felicità per noi poter amare il buon Dio e piacergli, senza sapere niente!. ».
Da questo, vi dirò che non c'è niente di più facile che il pregare il buon Dio, e che non c'è nulla di più consolante.
Diciamo che la preghiera è una elevazione del nostro cuore verso Dio. Diciamo meglio, è il dolce colloquio di un bambino con il padre suo, di un suddito con il suo re, di un servo con il suo padrone, di un amico con il suo amico, nel cui cuore depone i suoi dispiaceri e le sue pene.
· La Madonna
Se vediamo la Madonna abbassarsi, nella sua umiltà, al di sotto di ogni creatura, vediamo anche quest'umiltà innalzarla al di sopra di tutto ciò che non è Dio. No, non sono i grandi della terra che l'hanno fatta salire a quel supremo grado di dignità nella quale abbiamo la gioia di contemplarla oggi. Le Tre Persone della Santissima Trinità l'hanno posta su questo trono di gloria; l'hanno proclamata Regina del cielo e della terra, rendendola depositaria di tutti i tesori celesti. No, non capiremo mai abbastanza la grandezza di Maria, e il potere che Gesù Cristo, suo divin Figlio, le ha dato; non conosceremo mai bene il desiderio che ella ha di renderei felici. Ella :i ama come figli suoi; si rallegra del potere che Dio le ha dato, per esserci utile. Sì, Maria è la nostra mediatrice; è lei che presenta al suo divin Figlio tutte le nostre preghiere, le nostre lacrime, i nostri gemiti; è lei che ci attira le grazie necessarie per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo ci dice che Maria, tra tutte le creature, è un prodigio di grandezza, un prodigio di santità e un prodigio d'amore.
L'ave Maria è una preghiera che non stanca mai. Quando si parla delle cose della terra, del commercio, della politica, ci si stanca: ma quando si parla della Madonna, è sempre nuovo...
Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna; nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani. Quando si vuole offrire qualche osa ad un grande personaggio, si fa presentare questo dono dalla persona che egli preferisce, affinché l’omaggio gli sia gradito.
Così, le nostre preghiere, presentate dalla Santa Vergine, hanno tutt'altro merito, perché la Santa Vergine è l'unica creatura che non abbia mai offeso Dio. Soltanto la Madonna ha compiuto il primo comandamento: un solo Dio adorerai e amerai perfettamente. Ella l'ha compiuto nella sua totalità... Tutto quello che il Figlio chiede al Padre gli è concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le è similmente concesso.
Quando le nostre mani hanno toccato degli aromi, profumano tutto ciò che toccano; facciamo passare le nostre preghiere per le mani della Madonna: lei le profumerà. Penso che alla fine del mondo, la Madonna sarà ben tranquilla, ma finché il mondo dura, è tirata da tutte le parti. La Madonna è come una madre che ha molti figli. E' continuamente occupata ad andare dall'uno all'altro.
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