800 anni Consacrazione di Santa Chiara
lunedì 18 aprile 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 10:32:00Con piacere pubblico uno stralcio dell’udienza del Papa Benedetto XVI su Santa Chiara ricevuto dalle carissime sorelle clarisse del Monastero di Paganica in provincia dell’Aquila alle quali va il nostro abbraccio e la nostra preghiera affinchè Nostro Signore possa continuare a sostenerle nella speranza e nella provvidenza di quanti continuano a prodigarsi per rimettere su la loro casa.
Domenica delle Palme 2011 – 11 agosto 2012
Una delle Sante più amate è senz’altro santa Chiara d’Assisi, vissuta nel XIII secolo, contemporanea di san Francesco. La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa tutta sia debitrice a donne coraggiose e ricche di fede come lei, capaci di dare un decisivo impulso per il rinnovamento della Chiesa.
Nata nel 1193, Chiara apparteneva ad una famiglia aristocratica e ricca. Rinunciò a nobiltà e a ricchezza per vivere umile e povera, adottando la forma di vita che Francesco d’Assisi proponeva. Anche se i suoi parenti, come accadeva allora, stavano progettando un matrimonio con qualche personaggio di rilievo, Chiara, a 18 anni, con un gesto audace ispirato dal profondo desiderio di seguire Cristo e dall’ammirazione per Francesco, lasciò la casa paterna e, in compagnia di una sua amica, Bona di Guelfuccio, raggiunse segretamente i frati minori presso la piccola chiesa della Porziuncola. Era la sera della Domenica delle Palme del 1211. Nella commozione generale, fu compiuto un gesto altamente simbolico: mentre i suoi compagni tenevano in mano torce accese, Francesco le tagliò i capelli e Chiara indossò un rozzo abito penitenziale. Da quel momento era diventata la vergine sposa di Cristo, umile e povero, e a Lui totalmente si consacrava. Come Chiara e le sue compagne, innumerevoli donne nel corso della storia sono state affascinate dall’amore per Cristo che, nella bellezza della sua Divina Persona, riempie il loro cuore. E la Chiesa tutta, per mezzo della mistica vocazione nuziale delle vergini consacrate, appare ciò che sarà per sempre: la Sposa bella e pura di Cristo.
Dopo aver trascorso un periodo di qualche mese presso altre comunità monastiche, resistendo alle pressioni dei suoi familiari che inizialmente non approvarono la sua scelta, Chiara si stabilì con le prime compagne nella chiesa di san Damiano dove i frati minori avevano sistemato un piccolo convento per loro. In quel monastero visse per oltre quarant’anni fino alla morte, avvenuta nel 1253.
Nel convento di san Damiano Chiara praticò in modo eroico le virtù che dovrebbero contraddistinguere ogni cristiano: l’umiltà, lo spirito di pietà e di penitenza, la carità. Pur essendo la superiora, ella voleva servire in prima persona le suore malate, assoggettandosi anche a compiti umilissimi: la carità, infatti, supera ogni resistenza e chi ama compie ogni sacrificio con letizia. La sua fede nella presenza reale dell’Eucaristia era talmente grande che, per due volte, si verificò un fatto prodigioso. Solo con l’ostensione del Santissimo Sacramento, allontanò i soldati mercenari saraceni, che erano sul punto di aggredire il convento di san Damiano e di devastare la città di Assisi.
Anche questi episodi, come altri miracoli, di cui si conservava la memoria, spinsero il Papa Alessandro IV a canonizzarla solo due anni dopo la morte, nel 1255, tracciandone un elogio nella Bolla di canonizzazione in cui leggiamo: “Quanto è vivida la potenza di questa luce e quanto forte è il chiarore di questa fonte luminosa. Invero, questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita claustrale e fuori irradiava bagliori luminosi; si raccoglieva in un angusto monastero, e fuori si spandeva quanto è vasto il mondo. Si custodiva dentro e si diffondeva fuori. Chiara infatti si nascondeva; ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava” (FF, 3284). Ed è proprio così, cari amici: sono i santi coloro che cambiano il mondo in meglio, lo trasformano in modo duraturo, immettendo le energie che solo l’amore ispirato dal Vangelo può suscitare. I santi sono i grandi benefattori dell’umanità!
Grati a Dio che ci dona i Santi che parlano al nostro cuore e ci offrono un esempio di vita cristiana da imitare, vorrei concludere con le stesse parole di benedizione che santa Chiara compose per le sue consorelle e che ancora oggi le Clarisse, che svolgono un prezioso ruolo nella Chiesa con la loro preghiera e con la loro opera, custodiscono con grande devozione. Sono espressioni in cui emerge tutta la tenerezza della sua maternità spirituale: “Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso e più di quanto posso, con tutte le benedizioni con le quali il Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo e in terra i figli e le figlie, e con le quali un padre e una madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali. Amen” (FF, 2856).
(Dall’Udienza Generale di Papa BENEDETTO XVI, Aula Paolo VI, Mercoledì 15 settembre 2010)
Amore di Dio
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:30:00Amore significa donazione. I rapporti tra Gesù e l'anima devono essere amorosi; l'anima deve essere vigilante per non rompere o rallentare tali rapporti; perciò procuri di dare continui segni di amore a Gesù, offrendo se stessa, donando atti di virtù, operando per piacere a Lui. Gesù è il gran Re; tutti i beni sono in Lui; ha le mani piene di grazie ed è disposto a donarle all'anima fedele, cioè che mantiene i rapporti d'amore. Essendo Gesù la giustizia in persona, esige che ad ogni grazia l'anima corrisponda; corrispondendo alla prima grazia, subito ne dà una seconda e poi una terza... Fortunata l'anima fedele!... - A chi ha, dice Gesù, sarà dato e sarà nell'abbondanza. - Ma se non corrisponde generosamente alle premure di Gesù, si rallenta la catena amorosa e diminuiscono le grazie; se l'anima resta indifferente, vivendo con negligenza la vita spirituale, poco per volta indurisce nel male e potrà correre pericolo di essere abbandonata da Gesù. Quanti infatti in certi periodi della loro vita sono vissuti nei rapporti d'amore con Dio ed hanno gustato la dolcezza del divino servizio, la pace del cuore, la serenità della mente, hanno ricevuto allora grazia su grazia, lumi soprannaturali, spinta alla perfezione... Ma dopo qualche tempo si sono stancati e poco per volta è venuta la durezza del cuore, la volontà è diventata debole, si sono moltiplicati i piccoli peccati e in seguito... sono avvenuti i disastri morali. Anima che leggi, non è forse questa la tua storia? Ricordi quel periodo della tua vita, quando custodivi gelosamente i rapporti di amore con Gesù?... Come eri felice!... Ed ora come ti trovi?... Ritorna al primitivo fervore. Occorre più preghiera, più mortificazione, più buona volontà. Domanda perdono a Gesù della tua poca corrispondenza, chiedigli con insistenza un po' d'amore per Lui!
Chi ama sa tacere e coprire le mancanze dei suoi fratelli
giovedì 7 aprile 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:30:00Noi non siamo chiamati a giudicare i nostri fratelli. Detestiamo questo vizio, ricordando che la carità ci obbliga ad evitarlo ad ogni costo.
Tutti sappiamo che la mormorazione consiste nel manifestare ad un altro le mancanze del nostro prossimo, spesso distruggendo il suo buon nome.
Ciò avviene ogni volta che raccontiamo i difetti altrui. Forse il danno è maggiore quando lo facciamo senza indicare detti difetti, ma usando espressioni che alludono a cose nascoste usando, per esempio la frase: “Se io potessi parlare !“, oppure, nell’ascoltare le maldicenze, rispondendo: “Io anche avrei da dire qualcosa, ma preferisco tacere”.
Questo modo di parlare è terribile perché credo che una tale riserva danneggi molto più della manifestazione aperta di ciò che è successo, induce infatti a sospettare che si nascondono cose molto gravi.
Qualcuno potrebbe dire: “Io quando parlo del mio prossimo, riferisco sempre cose risapute, per cui non credo di togliere la buona reputazione, dato che quello che dico non l’ho visto io, ma mi è stato riferito.
In tal caso la mia mancanza non è tanto grave perché si tratta di cose pubblicamente conosciute; quando infatti un delitto è pubblico, diminuisce la gravità della colpa di chi ne parla”. Io credo invece che anche in quest’ultimo caso chi si compiace di riferire le mancanze dei propri fratelli dimostra di avere in petto un cuore completamente freddo, privo di amore e di carità.
Vediamo come Gesù si è comportato con i più grandi peccatori. Riguardo a Giuda, giunto il momento di manifestare il suo tradimento, lo fa con molta carità e delicatezza, senza palesare il suo nome.
Egli dice: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà”. (Mt. 26,23).
In tal modo ciascuno prese come rivolta a sé l’allusione e tutti chiesero pieni di spavento: “Signore, sono forse ‘io?”. Gesù, sebbene li vedesse spaventati, non fece alcun nome, solo disse in segreto a Giovanni: “. E colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”.
E lo fece con tanta discrezione che nessun altro se ne accorse. Se Gesù manifestò questo al suo amato discepolo fu perché Giovanni lo amava profondamente.
Colui che ama ha carità verso i propri fratelli; tace e nasconde le loro mancanze.
Siamo caritatevoli, perché la carità è il vincolo che ci unisce agli altri e tutti a Gesù.
In ogni momento della nostra vita, solleviamo gli occhi in alto e pensiamo che sarà veramente degno di approvazione in noi, non tanto questo o quel modo di praticare le virtù, ma il frutto della carità. Questo è ciò che Gesù ci chiede.
“Non si uccide solo con le armi, con queste si potrà
uccidere il corpo, ma con la lingua si può uccidere
l’onore e la buona fama del prossimo”
Cercare il silenzio ...
martedì 5 aprile 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:20:00Sovente siamo immersi in distrazioni, dissipazioni e rumori che ci distolgono dalla ricerca nell’ incontro con Cristo, da quell’intimità e contatto che ciascuna anima anela raggiungere unicamente per vivere di quella pace e di quella gioia che il solo Spirito può riempirci il cuore.
Tutto ciò può avvenire unicamente attraverso la riscoperta del silenzio, quel silenzio ormai scomparso nelle nostre chiese, bandito nelle nostre celebrazioni liturgiche e poco presente nei nostri incontri.
Quello della quaresima è senza dubbio un momento favorevole per la ri-scoperta del silenzio, questo tempo in cui la nostra mente messa a tacere può favorire l’incontro nel nostro cuore con Cristo anche se il “sacro silenzio” dovrebbe essere il nostro rifugio non solo in quaresima ma durante tutto il nostro cammino quotidiano e cristiano.
Da sempre e per sempre Dio si trova e si troverà nel silenzio.
Ci può essere l’incontro nella folla, però anche nel seno di questa folla sei fondamentalmente solo e puoi ritrovarti inesorabilmente solo.
Ci può essere l’incontro nella parrocchia, ma anche qui ci sarà in un momento in cui ti apparti ed entri in te. In qualche modo ti ritrovi solo e rimani con te stesso.
Ci può essere l’incontro nella folla, però anche nel seno di questa folla sei fondamentalmente solo e puoi ritrovarti inesorabilmente solo.
Ci può essere l’incontro nella parrocchia, ma anche qui ci sarà in un momento in cui ti apparti ed entri in te. In qualche modo ti ritrovi solo e rimani con te stesso.
Ci può essere anche la cella di un luogo di ritiro. Certo. Tutto può essere. Ma il luogo teologico dell’incontro con la Vita della tua vita non può essere altro che una solitudine accompagnata da una certa qualità di silenzio.
E così vero che una delle cause del nostro attuale sgomento, tanto da farci sembrare, noi credenti, quasi come venuti da un altro pianeta rispetto al mondo di oggi, è proprio il fatto che tutto risuona intorno a noi di un chiasso insopportabile, un chiasso da discoteca che è come una droga per stordire e arriva a far credere che si è circondati di gioia mentre sovente, malgrado gli stimoli musicali ed altro, producono un fenomeno di eccitazione che giunge solo a smuovere dall’apatia e dalla noia quotidiana. Il silenzio fa paura, la solitudine viene aborrita.
Quando apri la televisione poi, diventi un robot mangia immagine, subisci testi da fare vomitare un animale... È una vera e propria aggressione alla mente.
Sei maneggiato come un pupazzo di stracci, devi essere convinto che questo e quell’altro sono cose indispensabili per vivere, gli spettacoli più violenti sono chiamati alla riscossa per fare di te una preda, la tua umanità deve essere annichilita e incretinita in modo tale da condizionarti e orientarti come vogliono i padroni dei mass-media che, guarda a caso, sono anche i padroni del denaro e delle industrie che regnano sul mondo. E il tutto in nome della pubblicità e della libertà d’espressione.
Una cosa che doveva aiutare l’umanità a progredire la sta asservendo.
Una cosa che doveva aiutare l’umanità a progredire la sta asservendo.
L’uomo per essere uomo ha bisogno di essere “uno”. Di conoscere la terra dove vive. Non la sua configurazione geologica e geografica, ma i suoi ritmi di vita, il suo respiro per così dire, deve sapersi orientare sul suo territorio, che gli rivela anche il sacro. Lo sappiamo tutti, anche senza riferirci a San Paolo. Il bambino tenuto per mano e accompagnato alla scoperta dei sentieri della foresta o del mare, diventa a modo suo un sapiente. Il poveretto di oggi che nasce e muore tra supermercati e cinema, per forza diventa un violento e un disperato.
Senza il mondo della terra, e il contatto con la natura, è difficile aprirsi al Sacro e senza il Sacro come si fa a riconoscere Gesù? Mi direte sto vagando lontano dal silenzio, forse, ma sto solo illustrando le condizioni base per potersi aprire al senso del divino.
Tutte le grandi cose richiedono silenzio...
L’oscuro silenzio della tomba di Cristo è il grembo della Risurrezione! Nel mezzo della notte, a Betlemme, nasce Gesù, lontano dalla città degli uomini. Nella solitudine e l’allontanamento da tutti, Gesù andava tutto solo a pregare di notte... Le guardie della tomba erano addormentate quando, trionfante, Gesù si libera delle catene della morte. Nel silenzio eterno, il Padre crea il cielo e la terra e il dispiegarsi dell’essere fa sì che si metta in moto il tempo. E noi siamo compresi in questo atto iniziale... Da un punto, che non c’era, si apre il ventaglio del creato e noi già siamo compresi in questa meraviglia che per un lasso di tempo, si dipana fino al suo ritorno nel seno primitivo per il misterioso disegno del Padre!
Cercare il silenzio……
L’esclamazione di Giobbe dopo che Dio gli apparve dice tutto: «Ecco sono ben meschino! Che ti posso rispondere? Mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non replicherò, ho parlato due volte ma non continuerò... Io parlavo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono, perciò mi ricredo e ne provo pentimento su polvere e cenere» (Giobbe 42,5).
L’uomo davanti a Dio può solo tacere se desidera incontrarLo.
«Ora i miei occhi ti vedono», ecco il mistero. Chi vede Dio ha grande difficoltà a parlare. È la vita che diventa un libro. Riportare l’uomo alla ricerca del silenzio è il grande compito di noi credenti.
Forzare se stessi ed essere capaci di rimanere in silenzio, in silenzio totale, senza canti né preghiere vocali è la cosa più bella che possiamo fare per la nostra gente!
Nelle parrocchie, nei raduni di preghiera, negli incontri, educare la gente, soprattutto i giovani, a scoprire cosa si nasconde nel silenzio prolungato... davanti a Gesù-Eucaristia!
Nelle parrocchie, nei raduni di preghiera, negli incontri, educare la gente, soprattutto i giovani, a scoprire cosa si nasconde nel silenzio prolungato... davanti a Gesù-Eucaristia!
Non avere paura e non tirarti indietro perché tutti vogliono fare, strafare, cantare, fare musica chiassosa, danzare...
Annunzialo in ogni momento, opportuno ed inopportuno e soprattutto metti in contatto la gente con il silenzio, con la solitudine e con la bellezza del mondo così com’è.
Aiutare ad entrare nel silenzio: questo è l’apostolato che persuade più delle prediche, più dei logici trattati, più delle brillanti esegesi; senza diminuire l’importanza di tutto questo, certo, ma il silenzio è l’anima della vita cristiana.
Aiutare ad entrare nel silenzio: questo è l’apostolato che persuade più delle prediche, più dei logici trattati, più delle brillanti esegesi; senza diminuire l’importanza di tutto questo, certo, ma il silenzio è l’anima della vita cristiana.
“C’è un tempo per tutto, ma il tempo riservato a Dio nello stare davanti a Lui in silenzio amoroso è il tempo in cui diventi uomo e sei ciò che devi essere.”
Fonte: stralci da Maddalena di Spello
Chi obbedisce .... non sbaglia mai !
martedì 29 marzo 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 08:32:00Un uomo dormiva nella sua capanna quando improvvisamente una luce illuminò la stanza ed apparve Dio. Il Signore gli disse che aveva un lavoro per lui e gli indicò una gran roccia di fronte alla capanna. Gli spiegò che doveva spingere la pietra con tutte le sue forze.
L'uomo fece quello che il Signore gli chiese, giorno dopo giorno. Per molti anni, da quando usciva il sole fino al tramonto, l'uomo spingeva la fredda pietra con tutte le sue forze... ma questa non si muoveva. Tutte le sere l'uomo ritornava alla sua capanna molto stanco e convinto sempre più che tutti i suoi sforzi erano inutili.
Cominciò così a sentirsi frustrato, e Satana ne approfittò insinuandosi subito nella sua mente e mettendogli forti dubbi: "Stai spingendo quella roccia da molto tempo...e non si è mossa di un millimetro!" L'uomo pian piano cominciava a convincersi che il compito che gli era stato affidato era impossibile da realizzare e che lui era un fallito.
Questi pensieri aumentavano sempre più la sua frustrazione e delusione. Satana infierì ancora: "Perché sforzarti tutto il giorno in questo compito impossibile? Fa' solo un minimo sforzo e sarà sufficiente!"
L'uomo pensò di mettere in pratica questo consiglio, in fondo fino ad allora con tutti i suoi sforzi non aveva concluso nulla di buono, ma prima decise di elevare una preghiera al Signore e confessargli i suoi sentimenti: "Signore, ho lavorato duramente per molto tempo al tuo servizio. Ho usato tutta la mia forza per ottenere quello che mi hai chiesto, ma non sono riuscito a smuovere la roccia neanche di un millimetro. Ho lavorato per niente, sono un fallito! E' meglio che mi dia da fare dell'altro!"
Il Signore rispose con molta compassione: "Caro figlio, quando ti chiesi di servirmi e tu accettasti, ti dissi che il tuo compito era di spingere la roccia con tutte le tue forze, e l'hai fatto. Mai ti ho chiesto di rimuoverla. Il tuo compito era solo quello di spingerla. Non ti dovevi preoccupare di spostarla....a quello ci penso io! Ora vieni a me senza forze a dirmi che sei fallito, ma ne sei proprio sicuro? Chi ti ha fatto pensare ad una cosa simile? Hai dato ascolto al demonio? E' un bugiardo e menzognero! Ma guardati: le tue braccia sono forti e muscolose, la tua schiena forte ed abbronzata, le tue mani callose per la costante pressione, le tue gambe sono diventate dure. Nonostante le avversità sei cresciuto molto ed ora le tue abilità sono maggiori che quelle che avevi prima di fare la mia volontà. Certo, non hai mosso la roccia, ma la tua missione era di obbedire spingendola, per esercitare la tua fede in me. Io so che tu non sei capace di spostare la roccia....per questo non te l'ho chiesto....Io non do mai pesi superiori alle forze di ognuno. Tu mi hai obbedito! Sei stato fedele....e soprattutto prima di credere al demonio ti sei rivolto a me. Bravo. Ora, caro figlio, io muoverò la roccia".
Alcune volte, quando ascoltiamo la parola del Signore, tentiamo di usare il nostro intelletto per decifrare la Sua volontà, quando in realtà Dio ci chiede soltanto obbedienza e fede in lui. Dobbiamo esercitare la nostra fede che muove montagne, ma coscienti che è Dio che alla fine riesce a spostarle.
Quando tutto ti sembra andar male...SPINGI soltanto!
Quando sei esaurito per quel lavoro...SPINGI soltanto!
Quando la gente non si comporta nella maniera che a te sembrerebbe giusta...SPINGI soltanto!
Quando la gente semplicemente non ti comprende...SPINGI soltanto!
Quando ti siedi sfinito e senza forze...SPINGI soltanto!
Chi ti sposterà gli ostacoli....sarà Dio.
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