Buon compleanno fratello Alessandro, chissà se là nell’alto dei cieli si festeggia, anche se penso che il tuo vero compleanno sia quello dell’11 Agosto giorno della tua dipartita verso le schiere celesti.
Come và Alessandro qui? Male fratello carissimo e mai come in questi ultimi periodi mi ritorni alla mente, ripenso al breve periodo in cui ti ho conosciuto e ho avuto la fortuna di frequentarti, alle molteplici esperienze di cui mi hai arricchito e ai tuoi pochi ma semplici e forti insegnamenti in cui credevi e che ti sforzavi di far conoscere a quanti incontravi sul tuo cammino.
Mi colpisce ancor oggi ricordare quando mi parlavi della tua vocazione di come il Signore ti voleva già per Lui quando tu eri invece immerso in quel finto paradiso di cui oggi molti giovani vanno alla ricerca, di cui ne fanno uno stile di vita: discoteche, mondanità, notti scambiate per giorno, divertimenti smisurati, ecc. Anche se tu non li vivevi appieno eri comunque immerso in un contesto sociale e culturale perché ci abitavi anche vicino: Rimini e la riviera romagnola. Quella Rimini/Riccione oggi metà del divertimento per eccellenza per cui tanti ragazzi o con la macchina o anche con il treno vi giungono da tutte le parti percorrendo magari centinaia di kilometri unicamente per trascorrere un fine settimana, i conosciuti “sabato sera dei giovani” all’insegna del ballo, del divertimento e dello sballo anche esagerato con le droghe per poi svuotati di tutto ritornare alle loro case ripercorrendo centinaia di kilometri e il tutto in appena 12/24 ore.
Mi parlavi di come il Signore già ti aveva tirato fuori da quel contesto e ti voleva per Lui, apostolo delle genti e non semplice numero nella moltitudine della massa. Venivi da una famiglia abbastanza agiata e come il novanta per cento della realtà imprenditoriale del posto anche i tuoi genitori avevano un albergo, uno di quei tanti della riviera in cui nel periodo estivo sono tutti stracolmi. Ricordo quando mi raccontavi della reazione della tua mamma, - donna simpaticissima che mi hai fatto conoscere e che ti voleva veramente tanto bene, - arrabbiatissima quando lei per il tuo 18° compleanno ti regalò una fiammante Porsche, macchina che qualsiasi giovane vorrebbe avere, e che invece tu di li a qualche mese hai subito regalato ad un amico. Forse perché già assaporavi la grazia e la grandezza del “non avere”, di quella madre povertà a cui il Signore ti stava chiamando.
Mi hai insegnato a tener su nella mano la corona del rosario facendomi scoprire quella preghiera che poco conoscevo e a cui mi sono innamorato solamente nel guardarti tutte le volte che tenevi la tua corona tra le mani e sgranavi rosari a volontà in qualunque momento della giornata e mentre facevi qualsiasi faccenda. Se mi sono innamorato della preghiera del rosario è grazie a te Alessandro; prima ne sentivo l’imbarazzo e la vergogna io uomo, ragazzo a farmi vedere con una corona in mano. Grazie, fratello caro!!! Quanti ce ne siamo detti nei molti viaggi fatti assieme in macchina quando ti accompagnavo nelle tue missioni di predicatore o quando andavi a dir messa in altre parti.
E poi che dire di come sempre ti affidavi alla divina provvidenza nel tuo dire e nel tuo fare e niente ti turbava o ti scomponeva più del dovuto quando qualcosa non andava per il verso suo. Mi piacevi ancora di più quelle volte in cui la tua mitica Fiat Tipo blu la sottoponevi a viaggi estenuanti ora di qua ora di la, quasi camminasse a Spirito Santo ma poi ti toccava fare i conti con qualche manutenzione saltata ed eccola la che ti si fermava, restavi a piedi. Ed io contento di ricevere la tua chiamata e venivo a prenderti a recuperarti, con la tua mamma che spesso mi diceva con quel meraviglioso accento romagnolo “Che sciagurato sto’ figlio meno male che può contare su persone come te”.
Chiudo gli occhi e quasi ti risento nelle tante omelie in cui non perdevi occasione per riferirti alla mamma celeste, Maria, che tanto amavi e che tanto ti sforzavi a farci comprendere come eleggerla unica e grande mediatrice delle nostre necessità.
Oggi capisco perfettamente tutte quelle volte in cui stavi male, quando ti scontravi con le varie realtà dei conventi in cui ti ritrovavi a dover stare, in quegli ambienti parrocchiali e non in cui, secondo te, il troppo attivismo e le tante distrazioni sviavano, facevamo perdere l’interesse e la possibilità di scoprire il Vero Amore: Cristo. Qualcuno diceva che eri troppo estremista, qualche volta pesantemente ti davano anche del pazzo quasi a volerti richiamare sul tuo desiderio di incarnare un San Francesco per tanti tuoi confratelli ormai scaduto, passato di moda.
Che dolore Alessandro caro sentire ancora oggi pronunciare quella etichettatura, quella parola orrenda ancor più orribile perché sulla bocca di tuoi stessi confratelli sacerdoti. Non ti sbagliavi fratello, non ti sbagliavi affatto; avevi già intuito le cose che non andavano ma le tue ammonizioni cadevano come seme sulla roccia e non su terreno fertile. Volevi solo dare dignità e valore alla vocazione, quella di vero frate che sentivi voler incarnare: a quella povertà che si vedeva nel tuo saio che sempre indossavi e a volte maleodorante perché non potevi sostituirlo con un altro che non avevi. E quei sandali un po’ rotti che tanto hanno camminato e che non cambiavi spesso perché tutto volevi far consumare, così come ti sei consumato tu fino alla fine. E oggi vediamo ciò che tu vedevi prima, oggi in molti soffriamo la leggerezza con cui si fanno le cose sante, di come poco si piegano le ginocchia davanti a quel tabernacolo che sempre hai guardato anche tu. E noi ? Ancora qui a chiederci perché le cose non vanno, facendo finta di niente e allo stesso tempo vivere nell’ipocrisia che tutto và bene così, e sentire la paura addosso perfino di ammonire il fratello che sbaglia perché laici o sacerdoti che siamo resteremo delle persone secolarizzate sempre più del mondo e sempre meno nello Spirito.
E mi ricordo di quando decidesti di fare il cammino a Santiago di Compostela e solamente a due mesi dalla data prefissata ti sei cominciato ad allenare facendoti delle camminate a piedi nei paesi limitrofi a Guardiagrele. Qualche volta ti ho accompagnato e anche se il tuo passo non era veloce era comunque resistente tant’è vero che una volta sei quasi arrivato a Lanciano da Guardiagrele sotto una insistente pioggia. E la tua caparbietà l’ho anche compresa quando ti ho visto di ritorno dal pellegrinaggio a piedi di Santiago in cui avevi entrambi i piedi pieni di escoriazioni e bolle d’acqua che per una settimana non camminavi quasi più perché senza preoccuparti di alcuna preparazione al cammino ti sei fatto circa 300 km a piedi.
Nei tuoi tanti viaggi a Medjugorie e anche a Lourdes stavi ore davanti al computer a studiare, cercare la tariffa la più economica possibile perché il risparmio per te era la via breve per meglio far agire la provvidenza e racimolare il denaro necessario al biglietto. Non ti ho mai visto con fare attaccato al dio quattrino se non limitatamente a ciò che ti serviva, non trattenevi mai niente per te e le offerte e le intenzioni che ricevevi nelle celebrazioni le riconsegnavi sempre all’economo.
Mi hai fatto comprendere in maniera particolare, e mai mi è più successo con altri sacerdoti, l’efficacia forte del sacramento della riconciliazione quando una volta sono riuscito a mettermi a nudo davanti a Gesù e confessargli cose che per me erano grandi macigni. Grazie ancora Alessandro.
I tuoi pensieri e il tuo fare ti portavano alla continua ricerca dell’incontro con Gesù attraverso ritiri, esperienze, pellegrinaggi e porto ancora addosso la bellezza il tesoro della meravigliosa esperienza che mi hai fatto fare portandomi a conoscere il tuo amico e molto amato sacerdote Don Oreste Benzi. A quelle volte in cui mi hai fatto vivere la dimensione e la bellezza del carisma delle case famiglia dell’associazione Papa Giovanni XXIII sempre guidate da Don Oreste. Lo stesso Don Oreste di cui abbiamo fatto fare esperienza anche alla nostra parrocchia invitandolo qui a Guardiagrele, organizzando un incontro-catechesi con la realtà nostra locale e questo lo devo anche a te. Senza parole poi quando su tuo suggerimento ho fatto l’esperienza della “Notte dei senza dimora” a Rimini in cui ho condiviso la condizione degli emarginati, dei barboni dormendo al loro fianco a terra nella stazione di Rimini: meraviglioso Alessandro.
Ma uno dei momenti che difficilmente dimenticherò è stato quando una mia vicissitudine personale mi ha portato ad affrontare un grosso problema della vita e quindi involontariamente tu non eri più a Guardiagrele e ci sentivamo telefonicamente con meno frequenza. Così casualmente mentre ero ad un incontro che annualmente il Rinnovamento nello Spirito fa alla Fiera di Rimini volevo confessarmi alla moltitudine di sacerdoti presenti lì, circa una quarantina, e mentre facevo la fila ti ho scorto tra i vari box quale confessore. Ho fatto la fila da te e al mio turno quando mi hai visto io che ti portavo nel cuore sono subito scoppiato a piangere, non riuscivo a fermarmi perché avevo sempre nella mente un pensiero che ero sicuro che era anche il tuo ma che a te faceva stare male che mai hai voluto chiedermi ne confessare se non in quell’occasione. E’ così in un lampo ho sentito il bene che ti volevo e subito ti ho smentito il pensiero che per lungo tempo ti chiedevi per me e la mia grandissima gioia è stato farti capire del bene che sentivo per te, farti comprendere che non avevo nessun rancore per te e se qualcosa era andato per un verso non era certo dipeso da te. Ho visto una grande gioia nei tuoi occhi e il grande peso da cui ti avevo liberato e non smetto di ringraziare il signore per quell’oppurtinità che mi ha dato. Oggi tu la vedi da lassù così come io l'ho veramente vissuto e sentito nel mio cuore.
Sapevo della tua frequentazione presso un gruppo di preghiera a Chieti e di come tu con grande spirito e attaccamento alla preghiera li raggiungevi dal convento di Leonessa sottostando ad orari assurdi in quanto il convento un pò disagiato era mal collegato con i servizi pubblici e tu senza preoccupartene più di tanto riuscivi a giungere a piedi anche da Leonessa a Chieti muovendoti unicamente a mezzo autostop o al massimo con il treno. Mi dispiace e mi fa veramente male al cuore pensare ai tuoi ultimi periodi in cui ti sei lasciato andare, in cui non ti sei preoccupato neanche della tua salute staccandoti anche dal bisogno corporeo che qualche malanno ti obbligava a curare ma che tu hai lasciato correre.
Ho sempre cercato di immaginare le tue ultime ore terrene: solo davanti a quel tabernacolo nel convento di Arezzo, al cospetto di Cristo crocifisso. In un primo momento mi vien da pensare al tuo sentirti umanamente sconfitto, alle persone che ti hanno potuto ostacolare nel vivere la tua chiamata, a noi tutti e a quanti ti conoscevano impotenti di poterti aiutare, poter fare qualcosa per te ma tu stavi presentando tutto te stesso al Signore, quell’ultimo sacrificio che non hai disdegnato di offrire per tutto ciò in cui credevi e che ti faceva sentire un autentico frate cappuccino e il Signore Gesù ha voluto dare un premio alla tua sofferenza chiamandoti a Lui.
Cosa ci rimane Alessandro? Tantissimo, tanto, veramente tanto di te e altrettanto a tutte quelle persone che ti hanno conosciuto e che ti hanno amato, quelle persone a cui anche tu hai voluto tanto bene e che ancor oggi ti portano sulle labbra per tutto ciò che continua a non andare nelle nostre chiese e a ciò che è migliorato in noi anche grazie a te. Grazie Alessandro, grazie a nome di tutte quelle persone che portano ricordi diversi e esperienze altrettanto forti e da lassù sostienici ancora in questa valle di lacrime in cui ci si perde ancora, in cui si spera ancora, in cui si cerca di far posto a Gesù nei nostri cuori rivolgendoci a quella Madre che ora tu abbracci come quell’immenso abbraccio che vorrei darti per ciò che potevo fare e non sono riuscito a fare.
Sei con me fratello carissimo ogni Venerdì nell’adorazione eucaristica, in questo stesso convento che ti ha visto, grazie soprattutto a te, dar inizio alle adorazioni settimanali che oggi celebriamo e che merito anche all’opportunità che mi da il parroco io per te cerco di portare avanti e celebrare nella mia miseria e ingratitudine di figlio di Dio.
Niente poteva ricordarti meglio di quanto hanno scritto nella tua foto ricordo che qui ho davanti a me e che mi ha accompagnato in questo dialogo con te:
“Servi il Signore con umiltà,
povertà e semplicità di cuore”
Tu sei stato questo, grazie Frate Alessandro……e mai come ora vorrei dirti di vero cuore di quanto ti voglio bene fratello. Ciao……..
Di seguito riporto lo scritto che altrettanto ci ricorda in maniera emblematica frate Alessandro: è l’omelia tenuta l’11 Agosto 2009 il giorno del suo funerale a Cattolica dall’allora ministro provinciale cappuccino della regione abruzzese Fra Domenico del Signore.
IN MORTE DI
P. ALESSANDRO ZANGHERI
Rimini 21.03.1964 – Arezzo 11.08.2009
Caro fratello Alessandro, credo che a te si addicano le parole del salmo 88:
Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e notte. Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa. Sono libero, ma tra i morti... Mi hai gettato nella fossa più profonda, negli abissi tenebrosi. Si consumano i miei occhi nel patire. Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani. Compi forse prodigi per i morti? O si alzano le ombre a darti lode? Ma io, Signore, a te grido aiuto e al mattino viene incontro a te la mia preghiera. Perché, Signore, mi respingi? Perché mi nascondi il tuo volto?
Questo tuo grido hai rivolto al Signore davanti al tabernacolo e al cospetto del Cristo crocifisso fino a qualche ora prima della tua morte. Qualcuno dei confratelli in quel momento ti ha visto solo e in ginocchio in chiesa e ti ha invitato ad assumere – seduto – l'atteggiamento del discepolo che reclina confidenzialmente il suo capo sul petto di Gesù. E il Signore dall'alto della Croce ti ha risposto mandando ad aiutarti i suoi santi. Così, nel giorno dedicato a Chiara d'Assisi, l' 11 agosto, si è aperto per te il tempio di Dio che è nel cielo (Ap 11,19).
Eri poco adatto alla realtà mondana ma eri pronto per il Regno dei cieli.
La tua vita è stata un perenne andare alla ricerca dell'Assoluto. E l'Assoluto cercavi anche nelle istituzioni, che pur ispirate a principi evangelici, hanno sempre i limiti della umana natura. Cercavi, con la tua sensibilità e intelligenza, un ideale evangelico disincarnato al punto che, quando ti si chiedeva di prenderti cura di fratello corpo, non ascoltavi, ritenendo superflua ogni attenzione alle realtà terrene.
La tua idealità ti spingeva a condurre una vita fortemente stressante per il corpo e lo spirito. Era tua abitudine fare l'autostop perché così, nella tua disarmante semplicità, pensavi di evangelizzare chi ti caricava a bordo, desideravi l'esercizio del ministero della riconciliazione anche se il tuo carattere ti faceva pesare molto questa fatica. Avresti voluto fare senza interruzione il predicatore itinerante. Addirittura, chiedevi di poterti recare in Catalogna per aiutare i confratelli cappuccini di quelle terre. E non chiedevi niente per te, perché nella tua delicatezza d'animo avevi timore di recare fastidio ad alcuno.
Pur volendo venire incontro ai tuoi sogni, insieme alle persone che ti volevano bene cercavo di farti mettere insieme idealità e realtà. Per questo motivo non ho creduto opportuno accordarti il permesso di recarti in Catalogna e, sempre per lo stesso motivo, avevo manifestato il desiderio di averti nel convento dove io dimoravo. Questa possibilità poi è stata resa impossibile dal terremoto dell'Aquila.
La tua forte idealità e l'epilogo della tua breve esistenza mi hanno fatto riflettere su tante cose: l'esigenza di far riemergere la nostra identità di frati, la necessità di prendere in seria considerazione il fatto che il nostro modus vivendi è fortemente impegnativo per le persone che lo abbracciano. Mi sono anche chiesto quale sia la reale incidenza, l'efficacia e il valore dei metodi formativi rispetto alle persone che chiedono di abbracciare la nostra vita.
È certamente forte la suggestione e il fascino del modo di vivere la radicalità evangelica come hanno fatto Francesco e Chiara d'Assisi. Ma è estremamente difficile ritrasmettere l'umanità e la carica emotiva che promanavano dalle loro persone.
Caro fratello Alessandro, evidentemente i nodi del nostro cordone non hanno stretto a sufficienza tutti i componenti la cordata che voleva scalare la santa montagna e così la Provvidenza ha permesso che tu ti sganciassi dal gruppo.
Ora, il sentire della fede che s'ispira alla misericordia del buon Dio, ci dice che tu, accolto nel Regno della pace e dell'amore, sia il tramite che ci avvicina al cielo, lì dove risplende la bellezza del volto di Maria e l'amorevolezza del suo figlio Gesù che ha permesso, con il sacrificio della sua morte in croce, l'ingresso della nostra povera umanità in Paradiso.
Ti ha purificato l'onda battesimale; ti ha donato dignità regale il crisma della confermazione e della ordinazione presbiterale; ti sei nutrito di Cristo, Parola e Pane di vita; vivi in Cristo nella patria che tu hai raggiunto e che noi ancora pellegrini su questa terra – tua madre, tua sorella, i tuoi parenti, i tuoi confratelli – siamo chiamati un giorno a raggiungere.
Cattolica, 11.08.2009
fr. Domenico Del Signore
Ministro Provinciale OFMcap
Dati biografici
Nome: Alessandro
Cognome: Zangheri
Data di nascita: 21.03.1964
Luogo di nascita: Rimini
Diocesi: Rimini
Vestizione: 17.09.1993
Professione temporanea: 17.09.1994
Professione perpetua: 09.09.2001
Ordinazione sacerdotale: 07.04.2002
Data di morte: 11.08.2009
Luogo di Morte: Arezzo
Data della sepoltura: 17.08.2009
Luogo della sepoltura: S. Giovanni in Marignano (Rimini)
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