I 3 alberi

giovedì 17 marzo 2011

In un bosco in cima ad una collina, vivevano tre alberi. Un giorno iniziarono a discutere dei loro desideri e delle loro speranze. Il primo albero disse: 'Spero di diventare un giorno lo scrigno di un tesoro. Potrei essere riempito d'oro, d'argento e di gemme preziose. Potrei essere decorato con intarsi finissimi ed essere ammirato da tutti.' 
Il secondo albero disse: 'Io spero di diventare una nave possente. Vorrei portare re e regine attraverso i mari fino agli angoli più reconditi del mondo. Vorrei che per la forza del mio scafo ognuno si sentisse al sicuro.'
Infine il terzo albero disse: 'Io vorrei crescere fino a diventare l'albero più alto e più dritto di tutta la foresta. Tutta la gente mi vedrebbe irto sulla cima della collina e ammirando i miei rami contemplerebbe i cieli e penserebbe a Dio, vedendo quanto io gli sia vicino. Sarei il più grande albero di tutti i tempi e tutti si ricorderebbero di me.'
Trascorse qualche anno e ogni albero pregava che i suoi desideri si avverassero.
Alcuni taglialegna passarono un giorno vicino ai tre alberi. Uno di questi si avvicinò al primo albero e disse: 'Questo sembra un albero molto resistente, riuscirò sicuramente a venderne la legna ad un falegname'. E iniziò a tagliarlo.
L'albero era felice perché sapeva che il falegname lo avrebbe trasformato in uno scrigno prezioso. Giunto dal secondo albero un taglialegna disse: 'Questo sembra un albero molto resistente, credo che riuscirò a venderlo ad un cantiere navale.' Il secondo albero era felice perché sapeva che stava per diventare una nave possente.
Quando i taglialegna si avvicinarono al terzo albero, l'albero era spaventato perché sapeva che se fosse stato tagliato i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Uno dei taglialegna disse: 'Non ho ancora deciso cosa ne farò del mio albero. Ma intanto lo taglierò'. E subito lo tagliò. Quando il primo albero fu consegnato al falegname fu trasformato in una cassa per contenere mangime per animali. Fu portato in una grotta e riempito di fieno. Ciò non era certamente quello per cui l'albero aveva pregato.
Il secondo albero fu tagliato e trasformato in una piccola barca da pesca. I suoi sogni di diventare una nave possente e trasportare re e regine era terminato.
Il terzo albero fu tagliato in due tronconi e abbandonato nel buio.
Gli anni passarono e gli alberi dimenticarono i loro sogni. Finché un giorno, un uomo e una donna giunsero alla grotta.
La donna partorì e il neonato fu adagiato nella cassa per il mangime degli animali che era stata fatta con il primo albero.
L'uomo aveva sperato di poter costruire una culla per il bambino, ma fu la mangiatoia a divenirlo.L'albero avvertì l'importanza di questo evento e capì che aveva accolto il più grande tesoro di tutti i tempi.
Anni dopo, alcuni uomini erano sulla barca da pesca che era stata realizzata con il secondo albero. Uno degli uomini era stanco e si era addormentato. Mentre si trovavano in mare un violento temporale li sorprese e l'albero pensò che non sarebbe stato abbastanza robusto per proteggere i passeggeri. Gli uomini svegliarono la persona che si era addormentata che alzandosi in piedi disse al mare "Taci, calmati". La tempesta si placò immediatamente.
A questo punto il secondo albero capì di aver trasportato il Re dei Re nella sua barca. Alla fine, qualcuno arrivò e prese il terzo albero. Un troncone venne fissato nel terreno, mentre l'altra metà venne messa sulle spalle di un Uomo condannato a morte. Mentre veniva trasportato attraverso le strade, la gente scherniva l'Uomo che lo sosteneva. Quando si fermarono l'Uomo fu inchiodato all'albero e innalzato in aria lasciandolo morire in cima ad una collina. Dopo tre giorni, l'albero capì che non solo era stato vicino a Dio, ma lo aveva sostenuto inchiodato su di sé poiché Gesù era stato crocifisso sul suo legno.

Quando le cose non sembrano andare nella direzione che ti aspetti, sappi che Dio ha sempre un piano per te. Se tu hai fiducia in Lui, Lui ti darà grossi doni. Ogni albero ebbe ciò che voleva ma non nel modo che avrebbe immaginato.
Noi non sappiamo sempre ciò che Dio ha riservato per noi. Sappiamo che le Sue vie non sono le nostre vie, ma le sue vie sono sempre le migliori!


Dio ti ama....

mercoledì 16 marzo 2011

Dio ti ama e vuole avere un rapporto personale con te.

Per prima cosa devi avere la consapevolezza del tuo peccato e sentire la necessità di avvicinarti a Dio.

Dio stesso dice che sulla terra non esiste neanche un uomo giusto e tutti siamo peccatori.
In questo "tutti" ovviamente sei incluso anche tu; indipendentemente da quello che senti nella tua coscienza, questa è la cruda realtà; in noi ci può essere l'inganno, ma Dio è verace.
Possiamo essere le persone più brave di questa terra, ma davanti a Dio la nostra giustizia è come un panno sporco. Per questo Lui stesso ha provveduto per la nostra giustificazione.
Gesù ha realizzato la Salvezza anche per te, in modo che, anche tu, possa avere una relazione vera e sincera con Dio e possa diventare Suo figlio.
Gesù è il ponte che ti può collegare con Dio. Lui con la sua morte ha pagato anche per i tuoi peccati, per togliere il motivo di separazione da Dio.

QUANDO PUOI INCONTRARE GESU' ?


Quando tu riconoscerai quello che Gesù ha fatto per te, vedrai la tua vita rinnovata dall'amore di Dio e riceverai una nuova speranza, quella della Vita Eterna.

Questa vita nuova è un dono di Dio e la puoi ricevere nel momento in cui poni la tua fiducia in Cristo Gesù.
E' una decisione che dipende soltanto da te; Dio ha già fatto quello che c'era da fare. Ora stesso, puoi sperimentare l'amore di Dio nel tuo cuore.
Prendi un po' di tempo e parla con Gesù, confessa il tuo peccato; esternargli i tuoi bisogni, i tuoi problemi, le tue ansietà.
Apri il tuo cuore a lui, con fiducia; lui ti vede e ti ascolta perché è sempre presente. Accetta con fede il perdono di Cristo e riconoscilo come tuo Salvatore. A lui non importa come formuli le parole perché ti conosce e guarda il tuo cuore.
Quello che segue è una preghiera modello che puoi esprimere con tutto il tuo cuore:
"Signore Gesù, sono consapevole che finora, nella mia vita, ho voluto agire non rendendo conto a te.
Ho peccato contro di te e mi sento lontano da te, perciò ti prego di perdonarmi e di venire nella mia vita.
Ti ringrazio di essere morto per me e per i miei peccati.
Da adesso voglio che tu sia il mio Salvatore e Signore e ti chiedo di aiutarmi a diventare quello che tu vuoi che io sia.
Grazie che mi stai ascoltando e che mi accetti."

Se tu fai questo puoi esser certo che Gesù farà il resto. Lui è fedele e mantiene le sue promesse.
La Parola di Dio dice:"Chiunque invocherà il Signore sarà salvato

La solitudine

lunedì 14 marzo 2011


Nel buio profondo del mio io solitario, 
Signore Gesù, io ti invoco.
Tu solo puoi riempire questo vuoto
che c'è dentro di me.
Tu solo sei sempre presente
e mi porgi quella tua mano salda e sicura,
a cui mi aggrappo fortemente.
Signore Gesù, confido in Te.
Tu, mia roccia;
Tu, mio vincastro;
Tu, mia difesa!


Mi scrivono sulla solitudine che pubblico con piacere...

Oggi, più che mai, l’uomo si sente solo. Pensiamo alla solitudine del malato, solitudine penosa che emargina dalla società, dal mondo del lavoro, dagli amici. Pensiamo alla solitudine dei carcerati talvolta abbandonati al loro destino dalla società e dai famigliari. Pensiamo a quelle donne sole perché abbandonate dai mariti, o a quelle donne che di mariti non ne hanno mai trovati, oppure alle vedove.
Pensiamo alla solitudine tremenda di tanti giovani senza lavoro, senza prospettive per il futuro  che poi per disperazione si abbandonano alla droga, all’alcool. Pensiamo agli uomini cosiddetti “single” quelli che si scelgono per la libertà che però a lungo andare li porteranno ad essere anche loro comunque persone sole. In tutte le forme di solitudine c’è sempre comunque un fallimento dell’uomo in cui si rende conto che la felicità, quella vera è in altro.
Ed ecco che Cristo non abbandona la sua creatura, non resta indifferente alla sua sofferenza e così entra, per fortuna, nella solitudine dell’uomo. Anche nelle situazioni più difficili, nei bui più totali, la nostra solitudine è sempre accompagnata dalla presenza di Dio che non lascia mai sola l’anima. Quello stesso Dio che non ha lasciato solo Gesù nell’orto del Getsemani al quale manda l’angelo consolatore, quel Dio che alla vista del Figlio  angosciato sulla croce manda la propria Madre che con la sua presenza lo consola.  
Se Dio protegge e consola sempre la propria creatura, anche noi non siamo da meno e molto possiamo fare verso quegli occhi smarriti e persi nel buio delle tante persone che ci stanno accanto e vivono quella solitudine che non ci tocca, che non è cosa nostra e “non m’interessa”. Che mai possiamo fare in questi casi? Tanto!! Possiamo consolare con la nostra presenza e far uscire da solitudini tutte quelle persone alle quali riusciamo ad assicurare la nostra presenza, il nostro aiuto. Consolare e anche chinarci su chi è caduto e non ha la forza di rialzarsi, possiamo versare olio di letizia sulle ferite, asciugare lacrime e ridare luce a degli occhi spenti, aiutare a togliere l’abito del lutto e far indossare l’abito di festa, aiutare a togliere dal capo la cenere e dare una corona di gioia.
In verità solo Dio può dare all’uomo la consolazione vera, quella che raggiunge il profondo, che da conforto. Noi che amiamo Dio l’unica consolazione che possiamo dare è quella che riceviamo dallel mani di Dio. Condividendo la compassione di Dio per i poveri, per i malati, per gli emarginati, per gli afflitti e i peccatori solo allora entreremo nel cuore di Dio e la Sua bontà entrerà nel nostro cuore.

“OGNI GIORNO PRENDI LA CONSOLAZIONE CHE IL SIGNORE TI DA DAL CIELO ATTRAVERSO IL CUORE GENEROSO DI TANTI FRATELLI CHE TI CAMMINANO ACCANTO E CAMMINA CANTANDO. NEL TUO DESERTO DIO CAMMINA CON TE”

Le cose importanti e le cose urgenti della vita

giovedì 10 marzo 2011


Molto spesso nel nostro vivere quotidiano ci immergiamo in pensieri, azioni e "affaticamenti" che non giovano affatto alla nostra tranquillità, al nostro vivere con la pace del cuore, ed è proprio per questo che il più delle volte siamo lontani da Dio, e ci sentiamo sconfitti perchè le nostre situazioni e i nostri problemi ci risucchiano in un vortice dal quale diventa difficile uscirne a danno e scapito di quel Dio stesso al quale riserviamo sempre più un ruolo marginale, di terzo o addirittura di quarto grado.
C'e lo ricorda bene il libro del "Qoèlet":

"Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
3Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?"

Trovo utile questa bella riflessione di Padre Raniero Cantalamessa che può suggerirci uno spunto a come poter imparare a mettere ordine nella nostra vita dando priorità alle cose essenziali. Pace a Voi.


Ci sono cose nella vita che sono importanti, ma non urgenti (nel senso che se non le fai, apparentemente non succede nulla); viceversa, ci sono cose che sono urgenti, ma non importanti. Il nostro rischio è di sacrificare sistematicamente le cose importanti per correre dietro a quelle urgenti, spesso del tutto secondarie.
Come premunirci contro questo pericolo? Lo spiego con una storia.
Un giorno, un vecchio professore fu chiamato come esperto per parlare sulla pianificazione più efficace del proprio tempo ai quadri superiori di alcune grosse compagnie nordamericane. Decise allora di tentare un esperimento. In piedi, davanti al gruppo pronto a prendere appunti, tirò fuori da sotto il tavolo un grosso vaso di vetro vuoto. Insieme prese anche una dozzina di pietre grosse quanto palle da tennis che depose delicatamente una ad una nel vaso fino a riempirlo. Quando non si potevano aggiungere più altri sassi, chiese agli allievi: "Vi sembra che il vaso sia pieno?" e tutti risposero: "Sì!". Attese qualche istante e aggiunse: "Siete sicuri?".
Si chinò di nuovo e tirò fuori da sotto il tavolo un barattolo pieno di ghiaia che versò accuratamente sopra le grosse pietre, movendo leggermente il vaso perché la ghiaia potesse infiltrarsi tra le pietre grosse fino al fondo. "È pieno questa volta il vaso?" chiese. Divenuti più prudenti, gli allievi cominciarono a capire e risposero: "Forse non ancora". "Bene!" rispose il vecchio professore. Si chinò di nuovo e tirò fuori questa volta un sacchetto di sabbia che con precauzione versò nel vaso. La sabbia riempì tutti gli spazi tra i sassi e la ghiaia. Quindi chiese di nuovo: " È pieno ora il vaso?". E tutti senza esitare risposero: "No!". "Infatti" rispose il vecchio e, come si aspettavano, prese la caraffa che era sul tavolo e ne versò l'acqua nel vaso fino all'orlo.
A questo punto egli alzò gli occhi verso l'uditorio e domandò: "Quale grande verità ci mostra questo esperimento?".
Il più audace, pensando al tema del corso (la pianificazione del tempo), rispose: "Questo dimostra che anche quando la nostra agenda è completamente piena, con un po' di buona volontà, si può sempre aggiungervi qualche impegno in più, qualche altra cosa da fare".
"No - rispose il professore - non è questo. Quello che l'esperimento dimostra è un'altra cosa: se non si mettono per prime le grosse pietre nel vaso, non si riuscirà mai a farvele entrare in seguito". Un attimo di silenzio e tutti presero coscienza dell'evidenza dell'affermazione. Quindi proseguì: "Quali sono le grosse pietre, le priorità, nella vostra vita? La salute? La famiglia? Gli amici? Difendere una causa? Realizzare qualcosa che vi sta a cuore? La cosa importante è mettere queste grosse pietre per prime nella vostra agenda. Se si dà la priorità a mille altre piccole cose (la ghiaia, la sabbia), si riempirà la vita di sciocchezze e non si troverà mai il tempo per dedicarsi alle cose veramente importanti. Dunque non dimenticate di porvi spesso la domanda: "Quali sono le grosse pietre nella mia vita?" e di metterle al primo posto nella vostra agenda". Poi con un gesto amichevole il vecchio professore salutò l'uditorio,e abbandonò la sala.
Istruttivo vero? Noi però non siamo dirigenti di azienda preoccupati solo di realizzarsi al meglio nella vita; siamo credenti che desiderano conoscere meglio il Vangelo e sapere cosa devono fare per possedere la vita eterna. Per questo alle "grosse pietre" menzionate dal professore - la salute, la famiglia, gli amici... - devo aggiungerne altre due, che sono le più grosse di tutte: i due più grandi comandamenti: amare Dio e amare il prossimo.
Veramente, amare Dio, più che un comandamento, è un privilegio, una concessione. Se un giorno lo scoprissimo, non cesseremmo di ringraziare Dio per il fatto che ci comanda di amarlo e non vorremmo far altro che coltivare questo amore. Esso è l'unico amore che non delude mai, che è in grado di soddisfare appieno il bisogno infinito d'amore che c'è nel cuore umano. L'esperienza mi ha convinto che la causa più universale di sofferenza nel mondo non è la malattia, o altre cose del genere, ma la mancanza di amore specie quando questa si manifesta nel matrimonio che ne dovrebbe essere la culla.

Sant'Agostino, dopo aver ricercato l'amore per molte strade, nelle Confessioni arriva a questa conclusione: "Tu ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!" Imparare ad amare Dio - e, con Lui il prossimo - significa aver trovato finalmente il luogo del proprio riposo, la fonte stessa della felicità.
Mettere al sicuro le due "grosse pietre" perché esse abbiano il primo posto almeno il giorno di domenica, significa essere capaci di rimandare tutto, se necessario, per dedicare del tempo a Dio e all'anima, ascoltando la parola di Dio, partecipando alla Messa. Vuol dire che, se debbo scegliere, nel pomeriggio, tra lo stadio e la visita a un ammalato o a un anziano solo, non sceglierò sistematicamente lo stadio… 

Tempo di Quaresima: quali attenzioni

mercoledì 9 marzo 2011

La ricorrenza delle Ceneri ci immette nel cammino quaresimale, cammino oltre che interiore alla persona è anche esteriore nelle nostre chiese attuato mediante un simbolismo liturgico ben preciso che lo stesso magistero della Chiesa ci invita a rispettare in modo da “disabituarci”  a ciò che vediamo ed udiamo nelle nostre celebrazioni in vista della gioia piena e dell’esultanza totale che può essere manifesta solo alla fine del nostro cammino e che culminerà nella Pasqua di Resurrezione.
          Per comodità riportiamo di seguito alcune importanti indicazioni liturgiche e precisamente:
  Ø   Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono giorni di astinenza e di digiuno, tutti i Venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza
  Ø   Il Te Deum e il Gloria si dicono o si cantano solo nelle solennità, nelle feste e in altre celebrazioni particolari; si omette l’Alleluia dall’inizio della quaresima fino alla veglia pasquale anche nelle solennità e nelle feste
  Ø   Non sono ammessi fiori sull’altare o altre piante (CE 252)
  Ø   Durante le azioni liturgiche nel periodo quaresimale, si raccomanda l’assoluta moderazione nell’utilizzo di particolari strumenti musicali (tamburi, cembali, xilofoni, ecc) usati unicamente  per sostenere il canto in maniera sobria e senza clamore nel rispetto dell’indole penitenziale di questo tempo,
  Ø   Si scelgano soprattutto nelle celebrazioni eucaristiche e nei pii esercizi, canti adatti a questo tempo e rispondenti il più possibile ai testi liturgici e alle varie letture e che possono essere sostenuti anche dai fedeli presenti alla celebrazione
  Ø   Riscoprire il sacro silenzio come momento di intimità con il Signore onde favorire la propria e l’altrui ascolto e meditazione della Parola, la preghiera personale, e come corretta abitudine dello stare nei luoghi sacri (chiese, basiliche, cattedrali, ecc).