La Quaresima: tempo favorevole per...
mercoledì 9 marzo 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00...riscoprire la grazia del battesimo.
Nella Chiesa antica era il tempo in cui i catecumeni si preparavano ormai da vicino a ricevere il battesimo, durante la veglia di Pasqua. Per chi lo ha già ricevuto è l’occasione per rinnovare la rinuncia al peccato e la fede in Dio
...convertirsi.
la rinuncia al male ci chiede di cercare e di fare solo ciò che piace a Dio e giova al bene degli altri. Questo impegno si concretizza nella lotta contro il peccato, in una preghiera più intensa e nelle opere di carità. La celebrazione del sacramento della penitenza costituisce poi un momento molto forte di questo impegno.
...ascoltare la parola di Dio
Le letture dell’Anno A costituiscono una bella catechesi sul battesimo, a partire dalle tentazioni, fino alla resurrezione di Lazzaro e ai misteri della settimana santa. Anche le letture dei giorni feriali sono una grande ricchezza che ci guida in questo cammino.
Il tempo della Quaresima è il tempo dell’ascolto di Dio e noi impegnati sempre più in corse estenuanti, in appagamenti prettamente materiali, dobbiamo solo fermarci, mettere a tacere i nostri chiassi, ed ascoltare ciò che Dio vuole dirci per poterlo poi ri-trasmettere, attuare nella nostra famiglia, nel nostro ambiente di lavoro, nel nostro sociale nonché nelle nostre parrocchie che siamo abituati a frequentare. Tutto ciò può essere attuato dando quindi più importanza all’ascolto della Parola, alla preghiera e a quell’intimità con il Signore che va cercata oltre che nelle singole celebrazioni eucaristiche anche attraverso l’adorazione eucaristica fonte inesauribile, alla quale sempre meno si partecipa.
Il Signore ci accompagni in questo cammino quaresimale per una vera ed autentica conversione.
Buon cammino di quaresima a tutti!!
Santo Volto di Gesù
martedì 8 marzo 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00Di te ha detto il mio cuore:
" Cercate il Suo Volto,
il Tuo Volto, Signore, io cerco”
Salmo 27, 8
Il martedì che precede le Sacre Ceneri, giorno di inizio della Quaresima, si celebra la festa del Santo Volto di Gesù, e il primo pensiero all’immagine emblematica del Volto di Gesù ci porta al ricordo della sesta stazione della Via Crucis in cui una donna di nome Veronica nel vedere Gesù salire faticosamente verso il Calvario con sulle spalle la pesante croce, nel vedere il Suo Volto sfigurato dai colpi ricevuti e coperto di ferite e di sangue, si commuove e con animo compassionevole e con grande pietà gli si prosta innanzi e poi delicatamente asciuga il Volto Santo di Cristo Gesù.
Gesù ne apprezza il gesto e quasi a volerla premiare imprime il Suo Volto sul candido lino che la donna poi porta con se e ne custodisce il meraviglioso Volto impresso.
Oggi quel Volto Santo lo ritroviamo anche su una medaglia, la medaglia del Volto Santo quale icona, di Cristo morto in croce per la redenzione dell'umanità e vivente nella Santa Eucarestia.
La medaglia del Volto Santo di Gesù è un dono di Maria Madre di Dio e Madre nostra.
Nella notte del 31 maggio 1938, la Serva di Dio M. Pierina De Micheli, suora delle Figlie dell'Immacolata Concezione di Buenos Aires, si trova va nella cappella del suo Istituto a Milano in via Elba 18. Mentre era immersa in profonda adorazione dinanzi al tabernacolo, le apparve in un nimbo di luce sfolgorante una Signora di celestiale bellezza: era la Santissima Vergine Maria.
Nella notte del 31 maggio 1938, la Serva di Dio M. Pierina De Micheli, suora delle Figlie dell'Immacolata Concezione di Buenos Aires, si trova va nella cappella del suo Istituto a Milano in via Elba 18. Mentre era immersa in profonda adorazione dinanzi al tabernacolo, le apparve in un nimbo di luce sfolgorante una Signora di celestiale bellezza: era la Santissima Vergine Maria.
Ella teneva in mano come un dono una medaglia che su un lato recava impressa l'effigie del Volto di Cristo morto in croce, circoscritta dalle parole bibliche "Fà splendere su di noi, Signore, la luce del tuo volto". Sull'altro lato appariva un'Ostia raggiante circoscritta dall'invocazione "Resta con noi Signore".
la Madre del Cielo si avvicinò alla suora e le disse: "Ascolta bene e riferisci al padre confessore che questa medaglia è un'ARMA di difesa, uno SCUDO di fortezza e un PEGNO di misericordia che Gesù vuoi dare al mondo in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori, lì male dilaga. I veri apostoli sono pochi: è necessario un rimedio divino, e questo rimedio è il Volto Santo di Gesù. Tutti quelli che porteranno questa medaglia e faranno, potendo, ogni martedi una visita al SS. Sacramento per riparare gli oltraggi che ricevette il 5. Volto del mio figlio Gesù durante la passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento dell'Eucarestia:
la Madre del Cielo si avvicinò alla suora e le disse: "Ascolta bene e riferisci al padre confessore che questa medaglia è un'ARMA di difesa, uno SCUDO di fortezza e un PEGNO di misericordia che Gesù vuoi dare al mondo in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori, lì male dilaga. I veri apostoli sono pochi: è necessario un rimedio divino, e questo rimedio è il Volto Santo di Gesù. Tutti quelli che porteranno questa medaglia e faranno, potendo, ogni martedi una visita al SS. Sacramento per riparare gli oltraggi che ricevette il 5. Volto del mio figlio Gesù durante la passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento dell'Eucarestia:
- saranno fortificati nella fede;
- saranno pronti a difenderla;
- avranno le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne;
- saranno aiutati nei pericoli dell'anima. e del corpo;
- avranno una morte serena sotto lo sguardo sorridente del mio Divin Figlio
Questa consolante promessa divina è un richiamo d'amore e di misericordia del Cuore Sacratissimo di Gesù. Gesù stesso, infatti, il 21 maggio 1932, aveva detto alla serva di Dio: "Contemplando il mio Volto, le anime parteciperanno alle mie sofferenze, sentiranno il bisogno di amare e di riparare. Non è forse questa la vera devozione al mio Cuore?
Il primo martedì del 1937 Gesù le aveva ancora aggiunto che "il culto del Suo Volto completava e aumentava la devozione al Suo Cuore". In verità, quando contempliamo il Volto di Cristo morto per i nostri peccati, possiamo comprendere e vivere i palpiti d'amore del Suo Cuore divino. Gesù rivela nel Suo Volto Santo il Volto del Padre, perché chi vede Lui vede il Padre.
Il primo martedì del 1937 Gesù le aveva ancora aggiunto che "il culto del Suo Volto completava e aumentava la devozione al Suo Cuore". In verità, quando contempliamo il Volto di Cristo morto per i nostri peccati, possiamo comprendere e vivere i palpiti d'amore del Suo Cuore divino. Gesù rivela nel Suo Volto Santo il Volto del Padre, perché chi vede Lui vede il Padre.
Preghiera al Volto Santo di Gesù
O Gesù, che nella Tua crudele Passione divenisti "l'obbrobrio degli uomini e l'uomo dei dolori", io venero il Tuo Volto Divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che è divenuto per me come il volto di un lebbroso... Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarTi e di farTi amare da tutti gli uomini. Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi sono come perle preziose che mi è caro raccogliere per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori. O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore. Ti supplico di imprimere in me la Tua somiglianza divina e di infiammarmi del Tuo amore affinché possa giungere a contemplare il Tuo Volto glorioso. Nella mia presente necessità accetta l'ardente desiderio del mio cuore accordandomi la grazia che Ti chiedo. Così sia.
(Santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto)
09 Marzo: Sacre ceneri
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00Con il suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri prende avvio il tempo sacro della Quaresima, durante il quale la liturgia rinnova ai credenti l’appello a una radicale conversione, confidando nella divina misericordia.
La Quaresima dunque comincia con il gesto della cenere, ma finisce con quello dell’acqua della notte pasquale. Cenere all’inizio, acqua battesimale alla fine. La cenere sporca, l’acqua pulisce; la cenere parla di distruzione e morte, l’acqua è fonte di vita e di rigenerazione. Il segno penitenziale delle ceneri, sorto dalla tradizione biblica e conservato nella Chiesa, consente ai fedeli di riconoscersi bisognosi del perdono di Dio ed entrare nel tempo destinato alla purificazione e alla conversione «per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male » (cf colletta del mercoledì delle ceneri).
Nei primi secoli questo gesto esprimeva il cammino dei penitenti, cioè di coloro che si preparavano alla riconciliazione che avveniva al termine della Quaresima, il giovedì santo. Essi, rivestiti dell’abito penitenziale e con la cenere sul capo, si presentavano alla comunità davanti alla quale esprimevano la volontà di conversione. Verso il secolo XI, sparita ormai l’istituzione dei penitenti, il gesto delle ceneri si realizzò per tutti i cristiani all’inizio della Quaresima.
«L’inizio dei quaranta giorni di penitenza, nel Rito romano, è qualificato dall’austero simbolo delle Ceneri, che contraddistingue la Liturgia del Mercoledì delle Ceneri. Appartenente all’antica ritualità con cui i peccatori convertiti si sottoponevano alla penitenza canonica, il gesto di coprirsi di cenere ha il senso del riconoscere la propria fragilità e mortalità, bisognosa di essere redenta dalla misericordia di Dio. Lontano dall’essere un gesto puramente esteriore, la Chiesa lo ha conservato come simbolo dell’atteggiamento del cuore penitente che ciascun battezzato è chiamato ad assumere nell’itinerario quaresimale. I fedeli, che accorrono numerosi per ricevere le Ceneri, saranno dunque aiutati a percepire il significato interiore implicato in questo gesto, che apre alla conversione e all’impegno del rinnovamento pasquale» (Direttorio su liturgia e pietà popolare, 125).
Con l’ultima riforma il rito dell’imposizione delle ceneri si compie, nel contesto della celebrazione, dopo le letture bibliche e l’omelia, proprio perché è la Parola di Dio che dà contenuto e significato al gesto simbolico delle ceneri. Inoltre il gesto dell’imposizione si può compiere anche al di fuori dell’Eucaristia (cioè in una comunità senza sacerdote) ma sempre in un contesto di ascolto della Parola.
Il mercoledì delle ceneri segna così ogni anno, l’inizio del santo tempo quaresimale. Il lavorìo interiore che dobbiamo fare, in questo tempo di Quaresima, è espresso dalla consegna che ci verrà affidata con l’imposizione delle ceneri: «Convertiti e credi al Vangelo». Il Vangelo di questo giorno ci indica come realizzare la conversione: attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina, riconsiderando attentamente l’ambito della nostra relazione con Dio, con il prossimo, con la creazione e con noi stessi. Così parteciperemo della salvezza e del perdono che Dio vuole donarci.
In questo giorno la cenere sul nostro capo è come un velo che ci veste da penitenti. Le altre parole che accompagnano questo gesto: «Ricordati che sei polvere» evocano la nostra piccolezza, ma soprattutto rimandano alle nostre origini e all’azione del Creatore: «Il Signore Dio modellò l’uomo dalla polvere della terra» (Gen 2,7).
Il mercoledì delle ceneri ci invita dunque a ritornare agli inizi, all’opera ammirabile della creazione. In questo senso è bello tenere presente come anche la liturgia della Parola della Veglia pasquale inizi evocando il momento della creazione; in quel momento saremo invitati a pregare ricordando l’agire di Dio, che fu grande nel creare l’uomo e ancora più straordinario quando lo ha redento.
«Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai»: la Genesi pone la frase completa sulla bocca di Dio nel momento in cui si rivolge all’uomo appena caduto per il peccato, in modo che sappia quali saranno i suoi limiti, anche se nello stesso momento si profila all’orizzonte una promessa: un Salvatore gli riaprirà le porte del Paradiso e la strada dell’amicizia con Dio. Ascoltare queste parole, mentre ci viene imposta la cenere, aiuta a renderci conto della nostra situazione di creature uscite dalle mani di Dio, che si sforzano, pur con i propri limiti, di ritornare a lui, dal quale ci sentiamo amati e nel quale speriamo, poiché abbiamo la certezza che, «come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono, perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere» (Sal 102,13-14).
È allora molto significativa la possibilità di accompagnare il rito dell’imposizione delle ceneri con l’altra formula: «Convertitevi e credete al Vangelo». Si tratta di una citazione letterale di Mc 1,15 e indica l’impegno più profondo che dobbiamo realizzare lungo la Quaresima: riconoscere il nostro peccato, accogliere la Parola di Cristo e sforzarci di conformare la nostra vita alla sua volontà. Il richiamo alla conversione e alla fede in Cristo (manifestata nell’accoglienza del Vangelo) è lo stesso che ascolteremo il giorno di Pasqua nella conclusione dell’annuncio di Pietro, quando nella sua predicazione parla del mistero redentore di Cristo: «Chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome» (At 4,25).
Tutti gli inviti alla conversione acquistano un significato straordinario quando ci poniamo davanti al Cristo «che è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Rm 4,25). Da questa prospettiva, lo stato di conversione nel quale ci fa vivere la Quaresima è un saggio della conversione radicale e autentica che la celebrazione della Pasqua ci inviterà a vivere.
Per celebrare
La celebrazione può iniziare dal fondo della chiesa con la processione dei ministri e dell’assemblea. Due ministri recano il recipiente con le ceneri e l’acqua benedetta con un ramo di alloro per l’aspersione; il sacerdote porta l’Evangeliario, seguono tutti i fedeli.
guida:
La nostra fede è come la cenere, tiepida e inconsistente! La nostra speranza è come la cenere: leggera e portata via dal vento! Le nostre mani sono come la cenere: sudice e piene di compromessi! Il nostro mondo è come la cenere: quanta polvere! La nostra comunità è come la cenere: quanta dispersione!
Il rito delle ceneri dà inizio oggi alla Quaresima. È un cammino di quaranta giorni che ci impegna nell’ascolto della Parola, nella preghiera più intensa, nella penitenza, nella carità operosa e ci conduce al santo monte della Pasqua. Viviamolo come tempo favorevole e di grazia, diventi lo spazio in cui il soffio dello Spirito Santo accende il fuoco che cova sotto le nostre ceneri.
canto d’ingresso:
sacerdote:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
assemblea:
Amen.
sacerdote:
La grazia e la pace del Signore Gesù, che con la sua croce ha mostrato agli uomini la bellezza dell’amore che salva il mondo, sia con tutti voi.
assemblea:
E con il tuo Spirito.
sacerdote:
Fratelli e sorelle carissimi, con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri, riprende l’annuale cammino della Chiesa verso la Pasqua. È tempo di conversione, di approfondimento della fede, di preghiera intensa e di carità operosa. La liturgia ci invita a diventare uomini nuovi in Cristo attraverso la grazia del battesimo, le cui promesse rinnoveremo nella veglia pasquale. Cristo Gesù ci accompagni e ci guidi nel cammino verso la risurrezione.
Si omette l’atto penitenziale che è sostituito dal rito di imposizione delle ceneri.
sacerdote:
Preghiamo.
O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore, Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore, Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
assemblea:
Amen.
Liturgia della Parola
Benedizione ed imposizione delle ceneri
guida:
Tre sono i momenti del rito che celebreremo fra poco: la richiesta di perdono, la benedizione e l’imposizione delle ceneri sul nostro capo.
La cenere è ricavata dai rami di ulivo benedetti la domenica delle Palme e poi bruciati. Viene posta sul nostro capo dal sacerdote.
Qual è il senso di questo gesto? La cenere ricorda che siamo niente, siamo polvere, siamo creature; è simbolo di caducità e di penitenza. L’uscire dai nostri posti per ricevere le ceneri esprime la volontà di impegnarci in questi quaranta giorni nell’ascolto della Parola del Signore e nella conversione.
sacerdote:
Prima di ricevere il simbolo delle ceneri, chiediamo perdono a Dio per le nostre mancanze.
breve pausa di silenzio.
sacerdote:
Signore, tu ci hai resi figli e ci chiedi di condividere il tuo desiderio di comunione con te: ti chiediamo perdono per tutte le volte che non siamo riusciti a fare spazio a te, a riconoscerti Signore e protagonista della nostra vita, maestro e operatore di conversione. Signore, pietà.
assemblea:
Signore, pietà.
sacerdote:
Cristo, tu ci hai inseriti nella Chiesa e ci chiedi una totale unità con te e i fratelli: ti chiediamo perdono per quelle volte che non abbiamo respinto le tentazioni egoistiche che generano competizione, superbia, gelosia, presunzione, ma ci siamo lasciati sopraffare dalla smania di possedere, di primeggiare, di schiacciare gli altri. Cristo, pietà.
assemblea:
Cristo, pietà.
sacerdote:
Signore, tu ci chiami ad impegnarci insieme nella costruzione del tuo regno: ti chiediamo perdono per tutte le volte che non siamo stati segni visibili di amore e di accoglienza verso i fratelli nella loro fatica di credere, nel difficile risanamento delle ferite che portano in cuore e nel riconoscere l’originalità del dono che tu hai messo in ciascuno. Signore, pietà.
assemblea:
Signore, pietà.
sacerdote:
Raccogliamoci, fratelli e sorelle carissimi, in umile preghiera, davanti a Dio nostro Padre, perché faccia scendere su di noi la sua benedizione e accolga l’atto penitenziale che stiamo per compiere.
breve pausa di silenzio.
sacerdote:
O Dio, che non vuoi la morte ma la conversione dei peccatori, ascolta benigno la nostra preghiera: benedici queste ceneri, che stiamo per imporre sul nostro capo, riconoscendo che il nostro corpo tornerà in polvere; l’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata ad immagine del Signore risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
assemblea:
Amen.
Il celebrante asperge le ceneri con l’acqua benedetta. Poi i fedeli si presentano al sacerdote; egli impone a ciascuno le ceneri dicendo: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» (Gen 2,7) oppure «Convertiti e credi al Vangelo» (Mc 1,15). I due ministri accanto al sacerdote reggono da un lato le ceneri e dall’altro la conca con l’acqua benedetta. Ricevuta la cenere sul capo ciascuno immerge le mani nell’acqua benedetta e si bagna gli occhi chiedendo a Dio, nella preghiera, di essere liberato dalle tenebre del peccato e della morte e di tornare a vedere. Nel frattempo si esegue un canto.
preghiera universale.
la celebrazione continua “more solito”.
San Giuseppe: uomo "Giusto"
giovedì 3 marzo 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:00:00Più si conosce San Giuseppe e più si è portati ad amarlo. Meditiamone la vita e le virtù. Il Vangelo spesso ha delle frasi sintetiche che, studiate a fondo, sono dei poemi. Volendo, ad esempio, S. Luca tramandare la storia di Gesù dai dodici ai trenta anni, dice semplicemente: “Cresceva in sapienza, in età ed in grazia dinnanzi a Dio ed agli uomini. (Luca: ll-Vll).
ll Vangelo dice poco della Madonna, ma in quel poco risplende tutta la grandezza della Madre di Dio.
— Ave, piena di grazia! II Signore e con Te — (Luca: I-28) — Da questo momento tutte le generazioni mi chiameranno Beata! (Luca l—48). San Matteo dice di San Giuseppe una parola che rivela tutta la sua bellezza e la sua perfezione. Lo chiama “uomo giusto” ». Nel linguaggio della Sacra Scrittura “Giusto” significa: ornato di tutte le virtù, grandemente perfetto, Santo. San Giuseppe non poteva non essere virtuossimo, dovendo convivere con la Regina degli Angeli e trattare intimamente con il Figlio di Dio. Destinato sin dall’eternità ad una missione eccezionale, ebbe da Dio tutti i doni e le virtù inerenti al suo stato.
ll Sommo Pontefice Leone Xlll afferma che, come la Madre di Dio eccelle su tutti per la sua altissima dignità, cosi nessuno meglio di San Giuseppe si avvicinò alla eccellenza della Madonna. Dice la Sacra Scrittura “La via dei giusti e simile alla luce del sole, che comincia a risplendere e poi si avanza e cresce sino al giorno perfetto. (Prov. lV—‘l8). Quest’immagine conviene a San Giuseppe, gigante della santità, modello sublime di perfezione e di giustizia. Non si può affermare quale virtù sia stata più eminente in San Giuseppe, poichè in questo astro luminoso tutti i raggi brillano con la stessa intensità. Come in un concerto tutte le voci si fondono in un delizioso “assieme”, cosi nella fisionomia del gran Patriarca tutte le virtù si fondono in un “assieme” di bellezza spirituale. Tale bellezza di virtù si addice a colui, col quale l’Eterno Padre volle condividere il privilegio della sua Paternità.
Per meditare
A Torino c’e la “ Piccola Casa della Provvidenza”, ove al presente sono raccolti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordomuti, paralitici, minorati... Essi sono mantenuti gratuitamente. Non ci sono fondi, né registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quintali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent’anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo critico di guerra. Scarseggiava il pane anche tra i benestanti e fra i militari ma nella “Piccola Casa della Provvidenza” ogni giorno entravano i carri carichi di pane.
La “Gazzetta del Popolo” di Torino, commentò: Da dove venivano quei carri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e rivelare il nome del donatore. Nei momenti difficili, davanti ad impegni gravissimi, quando pareva che ai ricoverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla “Piccola Casa” un signore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza lasciare tracce di sé. Nessuno ha mai saputo chi fosse questo signore. Ecco il segreto della Provvidenza nella “Piccola Casa”; il fondatore di questa opera e stato “ll Santo Cottolengo”. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procuratore Generale della “Piccola Casa” affinché puntualmente provvedesse ai ricoverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giuseppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale.
Marzo: mese in onore di San Giuseppe
martedì 1 marzo 2011
Pubblicato da il Tuo Volto io cerco alle 07:30:00Per quanto ne possiamo sapere San Giuseppe rimane un santo dalla grande spiritualità e sebbene poco conosciuto è un grande dispensatore di grazie.
La sua storia oltre a ricordarci la sua dote di onesto e diligente lavoratore, ci ricorda la fedeltà alla sposa Maria e di come non ripudiandola, attraverso il suo silenzio e la sua sottomissione di sposo con grande umiltà ha pronunciato anche lui il suo sì al progetto di Dio per la venuta del suo Figlio Gesù.
Questo mese particolarmente caro a lui ci da la possibilità di poter riflettere sulla sua vita e di poterlo contemplare nella preghiera, nella pia pratica del "Sacro Manto". Si tratta di un particolare omaggio reso a S. Giuseppe, per onorare la sua persona e per meritare il suo Patrocinio.
Si consiglia di recitare queste orazioni per trenta giorni consecutivi, in memoria dei trent'anni' di vita vissuti da S. Giuseppe in compagnia di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Sono senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a S. Giuseppe.
Santa Teresa di Gesù ha detto: "Chi vuol credere, faccia la prova, affinché si persuada". Per propiziarci più facilmente l'aiuto di S. Giuseppe, è bene accompagnare queste preghiere con la promessa di un'offerta per il culto del Santo.
E’ bene avere anche un pio pensiero per le Anime dei Purgatorio ed accostarsi ai Santi Sacramenti in spirito di penitenza e di propiziazione. Con la stessa premura con la quale noi asciughiamo le lacrime del povero che ha bisogno di aiuto, possiamo sperare che San Giuseppe asciugherà le nostre lacrime. Sarà cosi che il Manto dei suo Patrocinio si stenderà pietoso sopra di noi e ci sarà di valida difesa contro tutti i pericoli, perché possiamo giungere tutti, con la grazia dei Signore, al porto della salvezza eterna.
Sono senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a S. Giuseppe.
Santa Teresa di Gesù ha detto: "Chi vuol credere, faccia la prova, affinché si persuada". Per propiziarci più facilmente l'aiuto di S. Giuseppe, è bene accompagnare queste preghiere con la promessa di un'offerta per il culto del Santo.
E’ bene avere anche un pio pensiero per le Anime dei Purgatorio ed accostarsi ai Santi Sacramenti in spirito di penitenza e di propiziazione. Con la stessa premura con la quale noi asciughiamo le lacrime del povero che ha bisogno di aiuto, possiamo sperare che San Giuseppe asciugherà le nostre lacrime. Sarà cosi che il Manto dei suo Patrocinio si stenderà pietoso sopra di noi e ci sarà di valida difesa contro tutti i pericoli, perché possiamo giungere tutti, con la grazia dei Signore, al porto della salvezza eterna.
Per il "Sacro Manto" clicca qui
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