07 NOVEMBRE: Novena San Giuseppe Moscati

mercoledì 7 novembre 2012


(Novena da recitarsi dal 7 Novembre al 15 Novembre)

I giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla lettera di S. Paolo ai Filippesi, capi­tolo 4, versetti 4-9:

Siate sempre lieti. Appartenete al Si­gnore. Lo ripeto, siate sempre lieti. Vedano tutti la vostra bontà. Il Si­gnore è vicino! Non angustiatevi, ma rivol­getevi a Dio, chiedetegli ciò di cui avete bisogno e ringraziatelo. E la pace di Dio, che è piú grande di quanto si possa imma­ginare, terrà i vostri cuori e i vostri pen­sieri uniti a Cristo Gesú. Infine, fratelli, prendete in considera­zione tutto ciò che è vero, ciò che è buono, che è giusto, puro, degno di essere amato e onorato; ciò che viene dalla virtú ed è degno di lode. Mettete in pratica quello che avete imparato, ricevuto, udito e visto in me. E Dio, che dà la pace, sarà con voi. 

Punti di riflessione
1) Chi è unito al Signore e lo ama, pre­sto o tardi sperimenta una grande gioia interiore: è la letizia che viene da Dio.
2) Con Dio nel cuore facilmente riu­sciamo a vincere le angustie e gustare la pace, «che e piú grande di quanto si possa immaginare».
3) Pieni della pace di Dio, facilmente ameremo la verità, la bontà, la giustizia e tutto ciò « che viene dalla virtú ed è de­gno di lode ».
4) S. Giuseppe Moscati, proprio perché era sempre unito al Signore e lo amava, aveva la pace nel cuore e poteva dire a sé stesso: « Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi... ». 

Preghiera
O Signore, che hai dato sempre ai tuoi discepoli e ai cuori afflitti la gioia e la pace, donami serenità di spirito, forza di volontà e luce di intelligenza. Col tuo aiuto, possa sempre cercare ciò che è buono e giusto e orientare la mia vita verso di te, verità infinita. Come S. Giuseppe Moscati, possa trovare in te il mio riposo. Ora, per sua intercessione, concedimi la grazia di..., per poi ringraziarti insieme a lui. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

II giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera di S. Paolo a Timoteo, ca­pitolo 6, versetti 6-12:

Certo, la religione è una grande ric­chezza, per chi si contenta di quel che ha. Perché non abbiamo portato nulla in que­sto mondo e non potremo portar via nulla. Dunque, quando abbiamo da man­giare e da vestirci, contentiamoci.  Quelli invece che vogliono diventare ricchi, cadono nelle tentazioni, sono presi nella trappola di molti desideri stupidi e disastrosi, che fanno precipitare gli uo­mini nella rovina e nella perdizione. In­fatti l'amore dei soldi è la radice di tutti i mali. Alcuni hanno avuto un tale deside­rio di possedere, che sono andati lontani dalla fede e si sono tormentati da se stessi con molti dolori.

Punti di riflessione
1) Chi ha il cuore pieno di Dio, sa ac­contentarsi ed essere sobrio. Dio riempie il cuore e la mente.
2) La bramosia delle ricchezze è una « trappola di molti desideri stupidi e di­sastrosi, che fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione ».
3) Il desiderio smoderato dei beni del mondo può farci perdere la fede e to­glierci la pace.
4) S. Giuseppe Moscati ha sempre te­nuto il cuore distaccato dal danaro. « Quei pochi soldi che ho, devo lasciarli ai pezzenti come me », scriveva a un gio­vane il l ° febbraio 1927. 

Preghiera
O Signore, ricchezza infinita e fonte di ogni consolazione, riempi il mio cuore di te. Liberami dalla cupidigia, dall'egoismo e da tutto ciò che può allontanarmi da te. A imitazione di S. Giuseppe Moscati, fa' che possa valutare con sapienza i beni della terra, senza mai attaccarmi al danaro con quella bramosia che sconvolge la mente e indurisce il cuore. Desideroso di cercare solo te, col Medico Santo, ti chiedo di venire incontro a questa mia necessità... Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

III giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera di S. Paolo a Timoteo, capi­tolo 4, versetti 12-16:

Nessuno deve avere poco rispetto di te perché sei giovane. Tu devi essere di esem­pio per i credenti: nel tuo modo di par­lare, nel tuo comportamento , nell'amore, nella fede, nella purezza. Fino al giorno del mio arrivo, impegnati a leggere pubbli­camente la Bibbia, a insegnare e a esor­tare. Non trascurare il dono spirituale che Dio ti ha dato, che tu hai ricevuto quando i profeti hanno parlato e tutti i responsabili della comunità hanno posato le mani sul tuo capo. Queste cose siano la tua preoc­cupazione e il tuo impegno costante. Cosí tutti vedranno i tuoi progressi. Fa' atten­zione a te stesso e a quello che insegni. Non cedere. Facendo cosí, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano. 

Punti di riflessione
1) Ogni cristiano, in virtú del batte­simo, deve essere di esempio agli altri nel parlare, nel comportamento, nell'amore, nella fede, nella purezza.
2) Per far questo si richiede un impegno particolare costante. È una grazia che dobbiamo chiedere con umiltà a Dio.
3) Purtroppo, nel mondo sentiamo tante spinte contrarie, ma non dobbiamo ce­dere. La vita cristiana richiede sacrificio e lotta.
4) S. Giuseppe Moscati è stato sempre un lottatore: ha vinto il rispetto umano e ha saputo manifestare la sua fede. L'8 marzo 1925 scriveva a un amico medico: « Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraneandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un conti­nuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l'esempio, per un grande scopo, per l'unico scopo che è la loro salvezza ». 

Preghiera
O Signore, forza di chi spera in te, fammi vivere in pienezza il mio battesimo. Come S. Giuseppe Moscati, possa averti sempre nel cuore e sulle labbra, per essere, come lui, un apostolo di fede e un esempio di carità. Poiché ho bisogno di aiuto in questa mia necessità..., mi rivolgo a te per intercessione di S. Giuseppe Moscati. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

IV giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla Lettera di S. Paolo ai Colossesi, ca­pitolo 2, versetti 6-10:

Poiché avete accolto Gesú Cristo, il Si­gnore, continuate a vivere uniti a lui. Come alberi che hanno in lui le loro ra­dici, come case che hanno in lui le loro fondamenta, tenete ferma la vostra fede, nel modo che vi è stato insegnato. E rin­graziate continuamente il Signore. Fate at­tenzione: nessuno vi inganni con ragiona­menti falsi e maliziosi. Sono frutto di una mentalità umana o vengono dagli spiriti che dominano questo mondo. Non sono pensieri che vengono da Cristo. Cristo è al di sopra di tutte le autorità e di tutte le potenze di questo mondo. Dio è perfettamente presente nella sua persona e, per mezzo di lui, anche voi ne siete riempiti. 

Punti di riflessione
1) Per grazia di Dio, siamo vissuti nella fede: siamo grati di questo dono e, con umiltà, chiediamo che non ci venga mai meno.
2) Non ci venga meno nelle difficoltà e nessuna argomentazione riesca a strap­parcelo. Nell'attuale sbandamento di idee e pluralità di dottrine, conserviamo la fede in Cristo e restiamo uniti a lui.
3) Cristo-Dio è stata la continua aspira­zione di S. Giuseppe Moscati, il quale nel corso della vita non si è lasciato mai lu­singare da pensieri e dottrine contrarie alla religione. Scriveva ad un amico il 10 marzo 1926: « ... chi non abbandona Dio, avrà sempre una guida nella vita, sicura e dritta. Non prevarranno deviazioni, tenta­zioni, passioni a muovere colui che del lavoro e della scienza di cui 1'initium est timor Domini, ha fatto il suo ideale ». 

Preghiera
O Signore, conservami sempre nella tua amicizia e nel tuo amore e sii il mio sostegno nelle difficoltà. Liberami da tutto ciò che potrebbe allontanarmi da te e, come S. Giuseppe Moscati, fa' che ti possa seguire fedelmente, senza mai lasciarmi lusingare da pensieri e dottrine contrarie ai tuoi insegnamenti. Ora ti prego: per i meriti di S. Giuseppe Moscati, vieni incontro ai miei desideri e concedimi particolarmente questa grazia... Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

V giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla II lettera di S. Paolo ai Corinzi, ca­pitolo 9, versetti 6-11:

Tenete presente che chi semina poco raccoglierà poco; chi invece semina molto raccoglierà molto. Ciascuno dia quindi il suo contributo come ha deciso in cuor suo, ma non di malavoglia o per obbligo, perché a Dio piace chi dona con gioia. E Dio può darvi ogni bene abbondante­mente, in modo che abbiate sempre il ne­cessario e siate in grado di provvedere a ogni opera buona. Come dice la Bibbia: Egli dà generosamente ai poveri, la sua generosità dura per sempre. Dio dà il seme al seminatore e il pane per suo nutrimento. Egli darà anche a voi il seme di cui avete bisogno e lo moltipli­cherà per farne crescere il frutto, cioè la vostra generosità. Dio vi dà tutto con ab­bondanza perché siate generosi. Cosí, molti ringrazieranno Dio per i vostri doni da me trasmessi. 

Punti di riflessione
1) Dobbiamo essere generosi con Dio e con i nostri fratelli, senza calcoli e senza mai lesinare.
2) Inoltre, dobbiamo dare con gioia, cioè con spontaneità e semplicità, deside­rosi di comunicare felicità agli altri, at­traverso la nostra opera.
3) Dio non si lascia vincere in genero­sità e certamente non ci farà mancare nulla, cosí come non fa mancare « il seme al seminatore e il pane per suo nu­trimento ».
4) Conosciamo tutti la generosità e la di­sponibilità di S. Giuseppe Moscati. Da dove attingeva tanta forza? Ricordiamo ciò che scriveva: « Amiamo Dio senza mi­sura, senza misura nell'amore, senza mi­sura nel dolore ». Dio era la sua forza. 

Preghiera
O Signore, che non ti lasci mai vincere in generosità da coloro che si rivolgono a te, concedimi di aprire sempre il cuore alle necessità altrui e di non rinchiudermi nel mio egoismo. Come S. Giuseppe Moscati, possa amarti senza misura per ricevere da te la gioia di scoprire e, per quanto mi è possibile, soddisfare i bisogni dei miei fratelli. Sia ora la valida intercessione di S. Giuseppe Moscati, che consacrò la sua vita al bene degli altri, a ottenermi questa grazia che ti chiedo... Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

VI giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera di S. Pietro, capitolo 3, ver­setti 8-12:

Infine, fratelli, ci sia perfetta concor­dia tra voi: abbiate compassione, amore e misericordia gli uni verso gli altri. Siate umili. Non fate il male a chi vi fa del male, non rispondete con insulti a chi vi insulta; al contrario, rispondete con buone parole, perché anche Dio vi ha chiamati a ricevere le sue benedizioni. È come dice la Bibbia: Chi vuole avere una vita felice, chi vuol vivere giorni sereni, tenga lontano la lingua dal male, con le sue labbra non dica menzogne. Fugga dal male e faccia del bene, cerchi la pace e sempre la segua. Ai giusti guarda il Signore, ascolta le loro preghiere e va contro chi opera il male. 

Punti di riflessione
1) Sia le parole di S. Pietro e sia la citazione biblica sono significative. Ci fanno riflettere sulla concordia che deve regnare tra noi, sulla misericordia e sull'amore vicendevole.
2) Anche quando riceviamo il male dobbiamo rispondere col bene, e il Si­gnore, che guarda nell'intimo del nostro cuore, ci darà la ricompensa.
3) Nella vita di ogni uomo, e quindi anche nella mia, ci sono situazioni posi­tive e negative. In queste ultime, come mi comporto?
4) S. Giuseppe Moscati agiva da vero cristiano e risolveva ogni cosa con l'u­miltà e la bontà. A un ufficiale dell'eser­cito che, interpretando male una sua frase, lo aveva sfidato a duello con una lettera insolente, il Santo rispose il 23 dicembre 1924: « Mio caro, la tua lettera non ha scosso affatto la mia serenità: sono tanto piú vecchio di te e comprendo certi stati d'animo e sono un cristiano e ricordo la massima della carità (...]. Del resto a questo mondo non si raccolgono che in­gratitudini, e non bisogna meravigliarsi di nulla ». 

Preghiera
O Signore, che in vita e soprattutto nella morte, hai sempre perdonato e hai manifestato la tua misericordia, concedimi di vivere in perfetta concordia con i miei fratelli, di non far male ad alcuno e di sapere accettare con umiltà e bontà, a imitazione di S. Giuseppe Moscati, le ingratitudini e l'indifferenza degli uomini. Ora che ho bisogno del tuo aiuto per..., interpongo l'intercessione del Santo Medico. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

VII giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera di S. Giovanni, capitolo 2, versetti 15-17:

Non cedete al fascino delle cose di questo mondo. Se uno si lascia sedurre dal mondo, non vi è piú posto in lui per l'amore di Dio Padre. Questo è il mondo; voler soddisfare il proprio egoismo, accen­dersi di passione per tutto quello che si vede, essere superbi di quel che si pos­siede. Tutto ciò viene dal mondo, non viene da Dio Padre. Il mondo però se ne va, e tutto quello che l'uomo desidera nel mondo, non dura. Invece, chi fa la volontà di Dio vive per sempre. 

Punti di riflessione
1) S. Giovanni ci dice che o si segue Dio o il fascino del mondo. Infatti la men­talità del mondo non concorda col volere di Dio.
2) Ma cos'è il mondo? S. Giovanni lo racchiude in tre espressioni: egoismo; passione o smodato desiderio per ciò che si vede; superbia per ciò che si possiede, quasi che ciò che si ha non venisse da Dio.
3) A che serve lasciarsi vincere da que­ste realtà del mondo, se esse sono passeg­gere? Solo Dio resta e « chi fa la volontà di Dio vive sempre ».
4) S. Giuseppe Moscati è un fulgido esempio di amore per Dio e di distacco dalle tristi realtà del mondo. Significative sono le parole che 1'8 marzo 1925 scri­veva all'amico Dott. Antonio Nastri:
« Ma è indubitato che la vera perfe­zione non può trovarsi se non estranean­dosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l'esempio, per un grande scopo, per l'unico scopo che è la loro salvezza ». 

Preghiera
O Signore, grazie per avermi dato in S. Giuseppe Moscati un punto di riferimento per amare te sopra ogni cosa, senza lasciarmi vincere dalle attrattive del mondo. Non permettere che mi separi da te, ma orienta la mia vita verso quei beni che conducono a te, sommo Bene. Per l'intercessione del tuo fedele servo S. Giuseppe Moscati, concedimi ora questa grazia che ti chiedo con viva fede... Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

VIII giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera di S. Pietro, capitolo 2, ver­setti 1-5:

Allontanate da voi ogni forma di male. Basta con gli imbrogli e le ipocrisie, con l'invidia e la maldicenza! Come bambini appena nati, desiderate il latte puro e spirituale, per crescere verso la salvezza. Voi davvero avete pro­vato quanto è buono il Signore. Avvicinatevi al Signore. Egli è la pie­tra viva che gli uomini hanno gettato via, ma che Dio ha scelto come pietra pre­ziosa. Anche voi, come pietre vive, for­mate il tempio dello Spirito Santo, siete sacerdoti consacrati a Dio e offrite sacri­fici spirituali che Dio accoglie volentieri, per mezzo di Gesú Cristo. 

Punti di riflessione
1) Noi spesso ci lamentiamo del male che ci circonda: ma poi come ci compor­tiamo? Gli imbrogli, le ipocrisie, l'invidia e la maldicenza sono mali che ci insi­diano continuamente.
2) Se conosciamo il Vangelo, e noi stessi abbiamo sperimentato la bontà del Signore, dobbiamo operare il bene e « crescere verso la salvezza ».
3) Tutti noi siamo le pietre del tempio di Dio, anzi siamo « sacerdoti consacrati a Dio » in virtú del battesimo ricevuto: dobbiamo, quindi, sostenerci gli uni gli altri e mai essere di ostacolo.
4) La figura di S. Giuseppe Moscati ci sia di stimolo nell'essere operatori di bene e nel non recare mai danno agli al­tri. Sono da meditare le parole che scrisse a un suo collega il 2 febbraio 1926: « Ma io non attraverso mai la via di attività pratica dei colleghi. Non ho mai, da che un orientamento del mio spirito mi domina, ossia da lunghi anni, non hó mai detto male dei colleghi, della loro opera, dei loro giudizi ». 

Preghiera
O Signore, concedimi di crescere nella vita spirituale, senza lasciarmi sedurre dai mali che insidiano l'umanità e contraddicono i tuoi insegnamenti. Come pietra viva del tuo tempio santo, possa vivere con fedeltà il mio cristianesimo a imitazione di S. Giuseppe Moscati, che ti amò sempre e in te amò coloro che egli avvicinava. Per i suoi meriti, concedimi ora la grazia che ti chiedo... Tu che vivi e regno nei secoli dei secoli. Amen.

IX giorno

O Signore, illumina la mia mente e fortifica la mia volontà, perché possa comprendere e mettere in pratica la tua parola. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com'era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Dalla I lettera ai Corinzi di S. Paolo, capi­tolo 13, versetti 4-7:

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca i1 suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 

Punti di riflessione
1) Queste frasi, tratte dall'Inno dell'a­more di S. Paolo, non hanno bisogno di commento, perché sono piú che elo­quenti. Sono un programma di vita.
2) Quali sentimenti provo nel leggerle e nel meditarle? Posso dire di ritrovarmi in esse?
3) Devo ricordarmi che, qualunque cosa io faccia, se non agisco con carità sincera, tutto è inutile. Un giorno Dio mi giudicherà in relazione all'amore con cui ho agito.
4) S. Giuseppe Moscati aveva com­preso le parole di S. Paolo e le metteva in pratica nell'esercizio della sua profes­sione. Parlando degli ammalati, scriveva: « Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un'anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con 1'ardenza dell'amore, la carità ». 

Preghiera
O Signore, che hai reso grande S. Giuseppe Moscati, perché nella sua vita ha visto sempre te nei fratelli, concedi anche a me un grande amore per il prossimo. Possa, come lui, essere paziente e premuroso, umile e disinteressato, longanime, giusto e amante della verità. Ti chiedo anche di esaudire questo mio desiderio..., che ora, avvalendomi dell'intercessione di S. Giuseppe Moscati, presento a te. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Messaggio del 2 Novembre 2012

venerdì 2 novembre 2012

"Cari figli, come Madre vi prego di perseverare come miei apostoli. Prego mio Figlio affinché vi dia la sapienza e la forza divina. Prego affinché valutiate tutto attorno a voi secondo la verità di Dio e vi opponiate fortemente a tutto quello che desidera allontanarvi da mio Figlio. Prego affinché testimoniate l'amore del Padre Celeste secondo mio Figlio. Figli miei, vi è data la grande grazia di essere testimoni dell'amore di Dio. Non prendete alla leggera la responsabilità a voi data. Non affliggete il mio Cuore materno. Come Madre desidero fidarmi dei miei figli, dei miei apostoli. Attraverso il digiuno e la preghiera mi aprite la via affinché preghi mio Figlio di essere accanto a voi ed affinché attraverso di voi il Suo Nome sia santificato. Pregate per i pastori, perché niente di tutto questo sarebbe possibile senza di loro.  Vi ringrazio". 

Messaggio del 25 Ottobre 2012

giovedì 25 ottobre 2012

"Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché satana è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere nella grazia. Adorate mio Figlio affinché Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Messaggio del 02 Ottobre 2012

martedì 2 ottobre 2012

“Cari figli, vi chiamo e vengo in mezzo a voi perché ho bisogno di voi. Ho bisogno di apostoli dal cuore puro. Prego, ma pregate anche voi, che lo Spirito Santo vi renda capaci e vi guidi, che vi illumini e vi riempia di amore e di umiltà. Pregate che vi riempia di grazia e di misericordia. Solo allora mi capirete, figli miei. Solo allora capirete il mio dolore per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio. Allora potrete aiutarmi. Sarete i miei portatori della luce dell’Amore di Dio. Illuminerete la via a coloro a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere. Io desidero che tutti i miei figli vedano mio Figlio. Io desidero che tutti i miei figli vivano il Suo Regno. Vi invito nuovamente e vi prego di pregare per coloro che mio Figlio ha chiamato. Vi ringrazio”.

Cristo presenza reale in mezzo a noi

venerdì 23 settembre 2011


Oggi, 43° anniversario della morte di Padre Pio, tutti ricordiamo la santità di questo fraticello e della maniera in cui ha vissuto la chiamata e la vocazione sacerdotale tant’è che ha anche vissuto l’incarnazione di Cristo stesso portando sul suo corpo la sofferenza di Cristo che gli ha fatto dono delle sofferenze della croce.  Tante cose ci sarebbero da dire e raccontare della sua vita ma la cosa che mi colpisce e che merita attenzione è un suo racconto su un fatto realmente accaduto che ci riporta al nostro modo di considerare Cristo presente nel Santo Tabernacolo. Quasi tutti ogni qualvolta entriamo in chiesa ci preoccupiamo di prostrarci, di baciare e porre la nostra attenzione esclusivamente alle statue ivi presenti (santi e/o della Vergine) trascurando in maniera totalitaria la presenza del vero padrone di casa, dell’Altissimo Onnipotente, del Re dei Re, presente in carne, sangue anima e divinità al quale gli stessi santi raffigurati nelle nostre statue, nella gloria divina adorano la presenza reale di Gesù Cristo. Quindi che ben venga la venerazione delle nostre statue ma unicamente ad imitazione ed ammirazione delle virtù e di quella che è stata la vita del santo e poter arrivare anche noi mortali ad uno stile di vita santo da portarci un giorno alla certezza di poter contemplare il Volto santo di Cristo Gesù. Il nostro sguardo quindi deve essere unicamente per il tabernacolo presenza viva e certa di Cristo Gesù.
Ecco uno spunto del racconto di Padre Pio su cui poter meditare e cambiare le nostre abitudini pagane. Buona lettura.

Quest'altro episodio venne raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio. "Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all'altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l'altare fosse fra Leone, poiché era l'ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: "Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l'altare". Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde": "Non sono fra Leone", "e chi sei?", chiedo io. "Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L'ubbidienza mi dette l'incarico di tenere pulito e ordinato l'altare maggiore durante l'anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all'altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando..." - " Io credendo di essere generoso verso quell'anima sofferente, esclamai: "vi starai fino a domattina alla Messa conventuale". Quell'anima urlò: "Crudele! Poi cacciò un grido e spari". Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell'anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un'altra notte nelle fiamme del Purgatorio".

Adorazione

giovedì 15 settembre 2011

in costruzione

Lettera di un prete diventato barbone


“ …esco dalla mia baracca mendicante. Sono io, il prete accattone, di cui ti ha parlato suor Teresa, uno di quelli che raccolgono i cartoni e mangiano i rifiuti dei ristoranti. Oggi è giornata di sole e mi sento in vena di scriverti. Sopra la mia testa, sull’autostrada, passano le auto per Ventimiglia. Mi piace starmene al sole di novembre per intiepidirmi le ossa. Sì, mi va di scriverti, anche se ti farò del male'.



NON PUNTARE MAI IL DITO

Per quanto discutibile, una scelta del genere, per le motivazioni che l’hanno determinata fa senza dubbio riflettere. E che ciò sia avvenuto lo dimostrano tra l’altro due reazioni di suore, di cui una di clausura.
La tentazione di “puntare il dito” contro gli altri, soprattutto quando i loro comportamenti e le loro scelte non coincidono con i nostri criteri, è sempre in agguato in ognuno di noi. Il più delle volte ciò avviene senza conoscere le persone, le loro esperienze, spesso dolorose, e le motivazioni che le hanno spinte a fare certe scelte per quanto anormale. Ma se si ha la pazienza di ascoltare, ci si accorge che al di là di tutto c’è sempre una persona con i suoi problemi, le sue sofferenze e incomprensioni: allora, anziché puntare il dito, in atteggiamento di accusa, per non dire di condanna, sarebbe meglio riconoscere che nessuno ha il diritto di farlo, poiché nessuno è senza colpa, come dice Gesù nel Vangelo, e quindi autorizzato a scagliare per primo la pietra.
Per illustrare meglio il senso di queste affermazioni, riportiamo qui la lettera di un prete che ha scelto di vivere come “barbone”, e le reazioni a questa lettera di due religiose, di cui una claustrale.


DA BARBONE TRA I BARBONI   

Ecco  anzitutto la lettera del prete barbone.
“ …esco dalla mia baracca mendicante. Sono io, il prete accattone, di cui ti ha parlato suor Teresa, uno di quelli che raccolgono i cartoni e mangiano i rifiuti dei ristoranti.
Oggi è giornata di sole e mi sento in vena di scriverti. Sopra la mia testa, sull’autostrada, passano le auto per Ventimiglia. Mi piace starmene al sole di novembre per intiepidirmi le ossa.
Sì, mi va di scriverti, anche se ti farò del male.
La mia vita di uomo e di sacerdote è stata una vita bruciata velocemente, una vita forse sprecata, forse senza senso. E tu vuoi sapere perché? Me lo domando sovente anch’io, in questa mia “casa” sotto il ponte dell’autostrada, dove ho stabilito la mia fissa dimora tra i cartoni, qualche lamiera, un materasso sulla branda scassata, un bidone di acqua, poche altre cose e solo un libro: “Le confessioni” di un grande sbandato, Sant’Agostino. Me lo domando quando mi alzo e quando vado a dormire su questo materasso. Mi rispondo che la mia vita non ha avuto senso perché nessuno mi ha insegnato ad amare a pieni polmoni. Nessuno mi ha insegnato a spalancare il cuore nel voler bene senza paura. Nessuno mai mi ha detto: lascia spazio ai tuoi sentimenti, non soffocare le tue affettività, bevi la vita a piene sorsate.
Ero un uomo nato per essere equilibrato e libero nell’effetto verso tutti, specialmente verso gli alberi, gli animali, i bambini, i sofferenti. Avevo scelto la vita di sacerdote, per essere maggiormente me stesso nell’amore, un po’ come Dio. Ma i superiori mi dicevano sempre: “Attento figliolo, attento ai sentimenti”.
L’amore era la mia fede, era ciò in cui credevo. Ho provato a voler bene, sinceramente, senza ambiguità, ma non sono stato incoraggiato, non sono stato capito. Ogni volta che esprimevo la mia identità, che comunicavo non solo a parole – ma anche con il colore dei sentimenti – ogni volta che cercavo di instaurare una relazione profonda con altri e con i loro problemi, con gli amici, con le famiglie, mi si diceva: “Attento figliolo”.
Ma attento a che cosa? Non riuscivo a condividere quello strano modo di voler bene, un po’ formale, un po’ mestiere, sempre timoroso, sempre così distaccato. Un voler bene in difesa e con lo scudo imbracciato. Un amore privo di semplicità, di umanità, di immediatezza e di trasparenza.
Ho avuto paura di amare, di inaridire e ho lasciato, con un colpo di testa, ma a mente lucida, ho smesso di fare il viceparroco ed eccomi qua: nel villino del prete accattone, via dei cartoni, numero uno.
Ho deciso di amare i barboni, i mendicanti anche se puzzano e anche se hanno i pidocchi: almeno con loro potrò vivere sentimenti veri. Ho deciso di vivere come loro e di morire come loro, pagando il prezzo dell’amore puro.
Cosa faccio durante il giorno? Vado in cerca dei barboni che stanno peggio di me e sto con la loro solitudine e i loro discorsi pieni di illusioni. Assieme a qualcuno di loro cerco di mangiare – senza però rubare dalle bancarelle – mi metto a raccogliere carta e cartoni per le strade, specialmente durante la notte, quando si spengono le luci delle finestre e ci si sente soli nelle strade diventate nostre e di qualche cane randagio. I pochi soldi che ricavo mi servono per sopravvivere e per regalare ai miei amici qualche sigaretta o un bicchiere di vino.
Molte volte mi domando: “È questa la mia evangelizzazione?”. Non so, mi sembra che Dio sia con me. L’altro giorno avevo fame più del solito e sono andato a chiedere carità dalle suore della scuola materna. Quel “materna” mi incoraggiava, mi ricordava la bontà e la comprensione della mamma. La suora portinaia mi ha squadrato da dietro il cancello poi ha tagliato corto: “La superiora non c’è”.
Ho capito che mi considerava il solito rompiscatole. Mi ha dato comunque un panino, dicendomi che era venerdì e che anche le suore facevano digiuno.
Mi sono chiesto: “ Perché devo fare digiuno anch’io?”. Mentre divoravo il panino, pensavo con dispiacere a quella brutta frase di Voltaire: “Si uniscono senza conoscersi, vivono senza amarsi, muoiono senza compiangersi”. Spero proprio che non sia così.
Mi piace essere accattone. Mi piace perché incontro Dio a ogni passo. Quando la mattina mi ritrovo vivo, nonostante il freddo e l’umido della baracca, quando mi incammino a cercare gli emarginati, lo incontro sempre nelle loro storie, nella loro fede, nelle loro bestemmie.
Vedo Dio quando una bambina mi viene incontro, mandata dalla mamma e mi offre una moneta, e allora mi sento nella pace. Dio l’ho incontrato una notte, quando ho assistito alla morte di un mio amico, sugli scalini del duomo, piangendo, ho affidato a Dio la sua morte e la sua anima. Dopo avergli perdonato tutti i peccati. L’ho incontrato Dio, quando Tonino, l’ubriaco perenne cantava stonato: “Noi vogliam Dio”. In realtà non cantava forse l’unica verità valida per tutti gli uomini?
Mi presenterò a Dio così, come sono, un accattone in cerca di amore, gli tenderò la mano e gli chiederò con semplicità di farmi l’elemosina del suo Paradiso. Forse non avrò la stola, ma avrò la barba lunga e tanta, tanta fame. Sono certo che mi capirà.
Ti capisco, questo forse non è il modo di vivere il mio sacerdozio. Però mi sembra di vivere come Gesù prima che consumasse il sacrificio. Anche lui non diceva Messa quando mangiava con i pubblicani e con le prostitute, eppure era un sacerdote con loro. E credo che facesse così, perché loro, e non i farisei, gli permettevano di vivere il sacerdozio fondamentale che è l’amore, la vita dei sentimenti, che sono sempre grazia.
Ti prego di non mandarmi niente.
Sono un prete accattone, ma non ho bisogno quasi di niente. Vorrei soltanto un regalo. Che mi dicessi se i miei confratelli nel sacerdozio mi amano ancora, se mi pensano, se per loro sono ancora vivo. Se poi non mi vuoi rispondere, non sentirti in imbarazzo caro amico mio”.


ECHI FIN DIETRO ALLA CLAUSURA

La lettera di questo sacerdote ha suscitato una vasta eco. Chi l’ha letta ne ha riportato una profonda impressione, come nel caso di queste due suore. Di cui una di clausura.
La prima a scrive: “Qualche giorno fa ho letto l’esperienza del sacerdote mendicante che vive sotto il ponte dell’autostrada. Ne sono rimasta molto impressionata, ho sofferto per lui e mi piacerebbe tanto che quel sacerdote sapesse che con questa sua lettera ha fatto un gran bene a me e a tante altre persone. Quando lei l’incontrerà, gli dica la mia e nostra comprensione, gli dica della nostra simpatia – e perché no? – del nostro sincero amore.
Come religiosa gli chiedo perdono per quella comunità di religiose della scuola materna, che gli hanno dato severità e indifferenza e quel panino senza cuore…In questi giorni celebro venticinque anni di vita religiosa. La fedeltà di quel sacerdote mendicante mi invita a consacrarmi con maggiore radicalità a Cristo sofferente nel prossimo specialmente nei membri della mia comunità”.
L’altra lettera viene da una suora di clausura e dice così: “Ovunque tu sia, ti raggiunga il mio amore di sorella, come tu hai raggiunto nel silenzio della mia clausura. Sono grata per averci fatto conoscere la tua lettera. Mi è penetrata dentro ed è stata di vantaggio nell’anima mia! Conosco il tuo recapito: via dei cartoni! Non so il tuo nome, ma colui che è sempre con te in quella via mi ha suggerito di chiamarti “Emmanuele”, perché tu hai lo stesso suo volto.
Eccomi a te, Emmanuele, siamo vicini di casa, avendo un recapito comune che nessuno può mandarci via: il “Cuore di Dio”. “All’ombra delle tue ali troviamo rifugio”.
Sappi che non sei solo in via dei cartoni. Se ormai entrato nel cuore di tante, tante sorelle claustrali trasmettendo la tua stupenda lettera.
È stata letta in comunità da una sorella, ha commosso tutte e quella che leggeva non riusciva ad andare avanti. Dio ha raccolto certamente le nostre lacrime, e ti ha guidato con infinita “tenerezza”. Sono certa, che pur vivendo in tanta solitudine e sofferenza, tu stai sperimentando la sua bontà e tenerezza, la sua viva presenza dentro di te.
Ti saluto, Emmanuele, fratello mio! Non so cosa penserai di queste mie righe dai pensieri confusi, disordinati, ma così sono le lettere di chi ama dal di dentro, con un amore che sa di eternità! So però che la leggerai con lo stesso amore con cui te l’ho scritta, dal silenzio della mia cella, e a notte inoltrata. Forse vorrai sapere chi sono: sono figlia di Dio, come te! E, negli anni lontani, una sbandata, come te, come il grande Agostino. E anch’io, come te, quando busserò alla “porta del Regno” stenderò le mani a Colui che ama farsi chiamare il Padre e gli chiederò il suo regno come un’elemosina. Sì, come te e con te, Emmanuele!”